"Stanotte a Venezia", la meraviglia raccontata da Alberto Angela

VENEZIA. «L’emozione più grande? Vedere la piazza San Marco vuota, tutta per te. E l’acqua del Canal Grande liscia come l’olio, con i palazzi che si riflettono immobili come in un grande specchio. Poi dopo un’ora tutto è ripartito. I turisti col trolley, le barche e i vaporetti. Ma è stata un’esperienza davvero unica».
Alberto Angela descrive così la sua fatica veneziana. Cinque settimane di set molto speciale, riprese notturne, quando i turisti non ci sono. E il buio e i silenzi restituiscono la Venezia più autentica. Le sue atmosfere magiche, i monumenti, i marmi.
E la storia. Palazzo Labia ha ospitato la presentazione della nuova creatura di Angela. La Venezia «silenziosa e vuota», ripresa alle 4 del mattino. Con immagini in Ultra Alta Definizione.
«Impressionante» dice Angela, «è possibile entrare nel dettaglio della materia, vedere anche la porosità del marmo». Oltre due ore di trasmissione mostrate ieri in anteprima, immagini di alta professionalità. E un montaggio che non deluderà le aspettative del pubblico che questa sera potrà vedere il programma su Rai1.
Si apre con Alberto Angela che entra in una piazza San Marco vuota e silenziosa, alle tre e mezza del mattino. Senza turisti, senza venditori, senza colombi, si distinguono le geometrie e la serie infinita delle Procuratìe, l’architettura composita della Basilica di San Marco.
«Qui tutto richiama l’Oriente», attacca scandendo le parole il conduttore, con la sua grande abilità di comunicatore per il grande pubblico. Le luci e il silenzio rendono ancora più grandiosi i mosaici in oro di San Marco. Non solo un monumento, ma una storia scritta sulle cupole e i pavimenti.
Don Aldo Marangoni illustra le meraviglie della chiesa che contiene il patrimonio musivo più antico e prezioso del mondo. Il Cristo pantocratore, gli Evangelisti, la Bibbia scolpita nelle tessere. E la Pala d’Oro, il tesoro custodito sotto l’Ambone dell’altar maggiore. Scampato alla furia di Napoleone solo perché gli avevano fatto credere che era tutta roba copiata.
«Xé tuto vero», aveva detto un fedele. “Vero” in veneziano significa anche vetro. Una copia da lasciar lì. Se n’erano andati a Parigi invece i quattro cavalli che hanno origini greche, le cui copie sono ora esposte sulla facciata della Basilica.
«Ogni angolo di questa città ha una storia», commenta Angela. Non un documentario qualunque. Ci sono le storie del ponte di Rialto, della Fenice, della gondola e del palazzo Ducale con la sua scala dei Giganti, dove si incoronavano i dogi. E la sala del Maggior Consiglio, decorata di teleri e ritratti, la sala più grande del mondo per funzioni pubbliche con i suoi 50 metri per 25, capace di contenere i 1500 nobili che facevano parte del Consiglio. Immagini di qualità e una storia vista da un punto di vista originale. Con minifiction e Carlo Goldoni impersonato da Giancarlo Giannini.
«Il mondo è un libro aperto», dice il grande veneziano del teatro, «ma bisogna saperlo leggere». Uto Ughi suona dentro una Fenice anch’essa vuota.
«Intrighi, amori e commerci», questa la storia nei secoli di Venezia che ancora oggi si vede», dice Angela, «un luogo che aveva fondato il suo potere non sulle produzioni ma sulle idee». Come l’Arsenale, dove si costruiva nei tempi d’oro una galea in un solo giorno. «A Venezia si è lavorato bene», dice soddisfatto il direttore di Raiuno Andrea Fabiano. «Un bel segnale», commenta il direttore della sede Giovanni De Luca.
Intanto si pensa al futuro. «Lei resterà in Rai?» chiedono ad Alberto Angela dopo le voci di un suo possibile passaggio a Sky. Sorride: «Io voglio fare programmi di qualità. Con qsta splendida squadra ci sono riuscito. Ho risposto?»,
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