Schiavi nei campi a 40 centesimi l’ora

CAVARZERE. Schiavizzati, imbrogliati e minacciati. Sono stati due anni disumani quelli vissuti da una quindicina di bengalesi, costretti da due connazionali a lavorare ininterrottamente nei campi tra Chioggia e Cavarzere per 150 euro al mese.
Dopo travestimenti, indagini e ricerche con l’elicottero il comando carabinieri per la Tutela del Lavoro Gruppo di Venezia, con il supporto dei carabinieri della compagnia di Chioggia, ha scovato la coppia violenta che faceva affari sulla pelle dei bengalesi e l’ha arrestata ieri mattina. La gravità di quanto architettato dai due coniugi ha fatto scattare il coinvolgimento della locale Direzione Distrettuale Antimafia che, nella persona della pm Tonini, ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare per reato di riduzione in schiavitù, favoreggiamento di lavoratori clandestini e minaccia aggravata a carico dei datori di lavoro.
Ieri mattina, dopo l’arresto, il colonnello Giovanni Occhioni, il maggiore Gianfranco Albanese, il maresciallo Fabio Ricco e il capitano Andrea Mattei, hanno reso pubblica l’indagine nella caserma di San Zaccaria a Venezia: «Dal primo gennaio il Ministero ha istituito a Venezia la base per il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro del Nordest, ha spiegato Occhioni introducendo l’incontro,«Siamo anche e a capo dei 24 nuclei di ogni provincia di Marche, Friuli ed Emilia».
I due, Noor e Asma Hossain, avevano preso in affitto da un italiano dei terreni nella campagna chioggiotta. Qui costringenvano i connazionali a un ritmo di dodici ore di lavoro al giorno, senza pause e senza giorni liberi, per coltivare peperoncini bengalesi e altre verdure che poi venivano vendute ai mercati italiani. Non essendo obbligatorio mettere il luogo di coltivazione dei prodotti non è stato assolutamente facile per i carabinieri rintracciare i terreni. Ci sono volute tante ricerche, perfino con l’elicottero, prima di individuare i campi interessati. Dopodiché, per avere delle prove inconfutabili, alcuni carabinieri dell’ispettorato Lavoro hanno finto di essere dei braccianti e si sono messi a coltivare i campi attigui a quelli sospetti. Il gruppo di bengalesi, tra i 25 e 40 anni, era arrivato in Italia pensando di avere un contratto da 1500 euro al mese, ma una volta arrivati qui hanno scoperto che la paga era con uno zero in meno e che, anziché essere pagati dagli 8 ai 10 euro all’ora come prevede il contratto, recepivano 40 centesimi all’ora. La coppia il contratto lo aveva fatto davvero con quella cifra, ma non lo rispettava. Per i bengalesi che dovevano dimostrare di avere un lavoro pur di ottenere il permesso di soggiorno, non c’è stata scelta. Ogni tentativo di replica o di protesta veniva infatti taciuto con percosse e minacce, effettuate con armi da fuoco e coltelli. Il vitto e l’alloggio si sono rivelati molto diversi dalle aspettative. Come casa infatti i bengalesi si sono trovati una roulotte dismessa e delle baracche, senza servizi igienici e nemmeno acqua dato che l’unica disponibile era quella piovana.
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