Lagunari, l'ex caserma Pepe sta crollando. Il degrado in una mostra

Decine di migliaia di veneti hanno fatto il servizio militare tra quelle mura e in quei cortili. Ora una mostra lancia l'allarme sullo stato di abbandono di un gioiello di architettura e storia

LIDO, L’ex caserma Pepe raccontata in 34 immagini in bianco e nero da Gino Gabrieli, con tutto il degrado che la contraddistingue dopo essere finita nel dimenticatoio. Il fotografo lidense l’ha racchiusa in una mostra che fino a venerdì sarà visitabile alla Galleria delle Cornici di via Sandro Gallo.

Quella che da molti storici è definita il primo esempio di caserma moderna al mondo, lì dove all’epoca della Serenissima nacquero i Fanti da mar, i precursori del Reggimento Lagunari, oggi ancora attende un futuro, un recupero e magari utilizzo in altra forma. Intanto però cade a pezzi, come conferma lo stesso Gabrieli.

 

«Il progetto della mostra nasce nel senso della documentazione dello stato di degrado della caserma. Ero già stato lì per documentare la situazione prima delle visite guidate straordinarie dei mesi scorsi. L’entrata monumentale invasa dal verde, strutture abbandonate, degrado di ogni genere erano ben evidenti. È brutto vedere che i tetti stanno iniziando a cedere. Non tutti sono potuti entrare quel giorno a visitarla, e così ho voluto rendere conto a tanti di come questo bene sta andando allo sfascio. Si parla da anni di recupero ma senza esito. Da qui il titolo della mostra “Progetti…degrado”. L’ex caserma Pepe nel 2000 era perfettamente utilizzabile e invece ora è a pezzi».

Ma il fotografo lidense punta il dito anche sui tanti problemi della zona di San Nicolò. «L’area è sempre più degradata», osserva ancora Gino Gabrieli. «Tanti negozi sono stati chiusi negli ultimi due anni, e l’abbandono è ben visibile all’ex Cral della Favorita, l’ex campo dei Lagunari, l’ospedale al Mare o il Ridotto austriaco. C’è una porzione di Lido che sta sprofondando, e nonostante la voce di tanti cittadini non si riesce a risollevarne le sorti».

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia