Fabio Vacchi al Malibran: «Celebro Veronica Franco, una donna di oggi»
Il compositore sabato a Venezia con un'opera ispirata alla poetessa e cortigiana del Cinquecento che vinse contro l'Inquisizione

Vacchi celebra Veronica Franco, cortigiana che sconfisse l'Inquisizione
VENEZIA. Nato nel 1949, il compositore bolognese Fabio Vacchi ha l'età in cui ci si può girare indietro e guardare con grande soddisfazione il cammino percorso. Le sue creazioni sono state commissionate dai più prestigiosi centri di produzione: Scala di Milano, Maggio Musicale Fiorentino, Comunale di Bologna, Gewandhaus di Lipsia, Berlin Festwochen, Opera Lyon, Festival di Salisburgo e, solo per citare alcuni direttori, sono state interpretate da Abbado, Chailly, Chung, Harding, Järvi, Marriner, Metha, Muti, Pappano e Sinopoli. «Sono stato bollato come traditore perché cercavo una via che conciliasse profondità e bellezza, comunicazione e raffinatezza», può affermare oggi, compiaciuto che il suo tragitto solitario, in antitesi ai dogmi di certa avanguardia, abbia avuto così alto apprezzamento.
Sabato 10, alle ore 20 al Teatro Malibran a Venezia, Vacchi presenterà "Veronica Franco", una composizione ispirata alla nota cortigiana e poetessa vissuta in laguna nel '500, singolare esempio di emancipazione femminile, donna capace di vincere in un processo intentatogli dall'Inquisizione.
Alla figura di Veronica Franco sono stati dedicati libri e film. Quale aspetto della sua personalità ha ispirato la sua creatività musicale? «La sua fierezza e la sua consapevolezza della dignità femminile, che per lei è del tutto pari a quella maschile. Ho alta considerazione della qualità poetica dei suoi versi. È, in un certo modo, una donna del nostro tempo».
Perché ha preferito questa forma di melologo con inserti cantati, con un'attrice (Giovanna Bozzolo) e un mezzosoprano (Silvia Regazzo), e non un vero e proprio libretto d'opera? «All'inizio mi sono rivolto per il testo a Paola Ponti, che ha studiato a fondo l'argomento, cercando documenti nell'Archivio storico veneziano. Nel continuo scambio di idee, ci è parso che strutturare il discorso come abbiamo fatto, ci consentisse di includere le poesie di Veronica come lieder di un ciclo autonomo e infatti ne ho fatto anche una versione per canto e pianoforte. La narrazione recitata parte dalla sera prima del processo davanti all'Inquisizione, con Veronica che ricorda. Paola Ponti ha in parte ricostruito e in parte immaginato. Grande protagonista è l'orchestra, pochi sono i frammenti lasciati al solo parlato».
Dove ha debuttato quest'opera? «È stata commissionata nel 2013 dall'Orchestra Verdi di Milano che ne ha curato anche la prima esecuzione. Lì sono compositore in residenza, come per il Petruzzelli di Bari».
Qui al Malibran incontra nuovamente un direttore come John Axelrod, che ha già diretto il suo Specchio magico al Maggio. Che rapporto avete? «La nostra è una lunga consuetudine. Ha già diretto a Bari "Bordo vertiginoso delle cose" tratto dall'omonimo romanzo di Carofiglio e il mio Concerto per violino. All'Olimpico di Vicenza gli ho affidato "Love's geometries", per orchestra d'archi».
In quali progetti è impegnato in questo momento? «Ho appena terminato Eternapoli, un grosso lavoro per soli coro e orchestra per il San Carlo su testo di Giuseppe Montalbano, voce recitante sarà Beppe Servillo. Sto lavorando a un brano pianistico che ha richiesto il Lugano Arte Cultura, lo suonerà Andrea Lucchesini».
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