Divisione Venezia-Mestre, ecco i risultati dei passati referendum in quattro grafici
VENEZIA-MESTRE. Referendum numero cinque. Sono passati 40 anni dal quel 1979 quando, per la prima volta, i cittadini di Venezia sono stati chiamati alle urne per decidere: insieme a Mestre o separati?
Da quel giorno altre tre volte i cittadini sono stati chiamati a barrare con una x il destino di un territorio e per tre volte gli "anti-divorzisti" hanno vinto con percentuali che nel tempo si sono assottigliate. Fino al 2002 quando, con la giunta Costa, non è stato nemmeno raggiunto il quorum.
A 14 anni dall'ultimo quesito, ripercorriamo le quattro tappe che ci proiettano al prossimo referendum del 1 dicembre.
Venezia vs Mestre, il primo referendum. L'onda separatista e il primo - accennato - tentativo di divorzio tra Mestre e Venezia ci riporta al 1979. Nel giugno di quell'anno, in piena giunta Mario Rigo (Psi), gli elettori vennero chiamati a scegliere se mantenere o dividere la città lagunare dalla sua terraferma.
La data, la prima 'orma' sul percorso che ci riporta al prossimo 1 dicembre 2019, è quella del 17 giugno. La campagna referendaria si era colorata di tinte accese e di aspettative epocali: come se invece di una nuova definizione di confini amministrativi si decidesse il destino storico e il futuro più lontano delle due comunità.
Al di là dell'impostazione "messianica" delle due posizioni, i cittadini percepirono il punto di svolta della politica territoriale. Alle urne andò il 79 per cento degli elettori del comune di Venezia, con una percentuale di favorevoli alla separazione pari al 27,7%. Gli unionisti vinsero senza grandi difficoltà totalizzando il 72,3 per cento delle preferenze.
Dieci anni dopo, il secondo referendum. La vittoria schiacciante del primo referendum non ha cicatrizzato le aspettative e le speranze dei separatisti che dieci anni dopo, nel 1989, riportano all'attenzione dei cittadini l'idea di separare Venezia e Mestre.
E sono bastate settemila firme al Comitato promotore di Venezia e il Movimento per l'autonomia per riproporre il referendum. Ma, rispetto al 1979, i partiti che allora fecero muro, si mostrano più incerti sulla posizione da prendere.
Il 25 giugno del 1989, gli elettori scelgono ancora una volta di mantenere uniti i due territori. I "sì" alla separazione, però, segnano una nuova tacca, raggiungendo il 42,2% delle preferenze mentre gli unionisti vincono il referendum con il 57,8 per cento.
Un piccolo retroscena vale la pena di essere ricordato. Il sindaco Antonio Casellati, che nell'89 guidava la giunta "rossoverde" dopo essere subentrato a Nereo Laroni, sbagliò a votare e chiese al seggio un'altra scheda.
Terzo referendum: i separatisti si avvicinano.
I numeri del referendum numero tre raccontano un cambio di consapevolezza nell'annosa questione "divorzio tra Mestre e Venezia". Se per decenni il fronte del sì aveva mantenuto una larga maggioranza tra i cittadini, quel 6 febbraio 1994, con sindaco Massimo Cacciari, i dati scrivono una nuova pagina della storia locale.
A poco meno di cinque anni dal referendum precedente, il quesito fu riproposto ai veneziani e l'affluenza alla consultazione scese al 67,93 per cento degli aventi diritto. Gli unionisti vincono ancora una volta ma il rifuto della scissione sale e si affaccia verso percentuali interessanti (44,4 per cento contro 55,6).
Quarto e ultimo referendum: miraggio quorum
Non per convinzione, ma per stanchezza, la vecchia città d'acqua e la giovane città di terra hanno deciso di restare assieme. Quattordici anni fa, sindaco Paolo Costa, ha votato solo il 39,30% degli elettori (serviva il 50% più uno) mancando di molto il traguardo del quorum.
Ad andare alle urne, nel 2002, erano stati 236.991 elettori del Comune di Venezia, che ha 271.402 abitanti, dei quali 175.740 in terraferma, 63.917 nel centro storico e 31.745 nelle isole. Apparve subito chiaro che le sorti del referendum erano in mano agli indecisi che, chiamati a rispondere a una domanda diventata un tormentone, hanno preferito rimanere a casa.
Un calo vistoso degli elettori: nel '94 erano stati il 67%, nell' 89 il 74%, nel '79 il 79%. In alcune zone della città, come nell' isola di Pellestrina, quell'anno ha votato solo il 15%. E fra il 39% che è andato alle urne, comunque hanno vinto i "no", con il oltre il 65,63% contro il 34,37 di "sì". Erano ottimisti, i separatisti, perché i "sì" al divorzio erano sempre cresciuti, dal 27,1% del primo referendum del 1979 al 41,5% dell' 89, al 43,9% del '94. Di contro, i "no" erano sempre diminuiti: dal 71,3% al 56,8%, e al 54,7%. Un voto che non ha sempre rispecchiato le posizioni dei partiti.
Numeri vuoti alla fine con un risultato che sembrava aver messo per sempre in cantina la questione "divorzio" tra Venezia e Mestre ma che, con tutta probabilità, ha lasciato in sospeso una questione assai sentita dai cittadini.
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