Veneto: una terra per crescere. Idee e visioni per un territorio a misura di bambini e famiglie

La risposta non sta solo negli incentivi statali o nei bonus una tantum. Sta in una visione integrata, che coinvolga Comuni, aziende, terzo settore, urbanisti, scuole, servizi sociali e culturali, per costruire una vera alleanza

Matteo Montagner

Il futuro del Veneto – e dell’Italia – non dipende solo dall’innovazione, dalla cultura o dalla transizione digitale. Dipende anche da quanti bambini nasceranno domani, da quante famiglie si sentiranno sostenute oggi, da quanto un territorio saprà dire: qui puoi mettere radici, qui puoi crescere. In una regione che da sempre ha saputo coniugare lavoro e qualità della vita, l’inverno demografico, che colpisce l’intero Paese, si avverte in modo ancora più acuto. E allora la domanda è urgente: come può il Veneto diventare una regione dove fare figli non è un lusso, ma una scelta sostenibile e naturale?

La risposta non sta solo negli incentivi statali o nei bonus una tantum. Sta in una visione integrata, che coinvolga Comuni, aziende, terzo settore, urbanisti, scuole, servizi sociali e culturali, per costruire una vera alleanza per la natalità. Venezia con il suo calo demografico ormai strutturale è un simbolo di questo bisogno, ma è anche il luogo ideale per invertire la rotta se si ha il coraggio di sperimentare.

Immaginare una Venezia – e un Veneto – baby friendly non è un’utopia. È un progetto possibile, concreto, che parte da alcune azioni chiave. Prima di tutto, rigenerare gli spazi urbani mettendo al centro i bambini: più parchi, ludoteche, cortili aperti, biblioteche con servizi per l’infanzia, strade scolastiche e percorsi sicuri casa-scuola, un'urbanistica gentile che non pensi solo agli adulti, ma che disegni le città a partire dallo sguardo basso dei più piccoli.

Poi servono servizi educativi accessibili e diffusi, non solo negli asili nido comunali, ma anche attraverso la promozione di micro-nidi aziendali, convenzioni pubblico-privato, progetti educativi sperimentali ispirati alle migliori esperienze italiane ed europee. Il Veneto ha tutte le carte in regola per diventare un modello di welfare territoriale integrato, dove ogni nuovo nato sia accolto da una comunità preparata, vicina, capace di prendersene cura.

Ma non si può parlare di natalità senza parlare di lavoro. L’equilibrio tra vita e carriera non è un tema privato, è un tema strategico. Le Imprese venete, così attente alla produttività e all’efficienza, dovrebbero iniziare a considerare la genitorialità come un asset, non come un ostacolo. Smart working flessibile, orari personalizzati, benefit familiari, rientri accompagnati dalla maternità e dalla paternità: sono tutti strumenti che possono e devono essere promossi attraverso incentivi regionali, premi di sostenibilità sociale, certificazioni family friendly.

Ci sono già esperienze locali che dimostrano che è possibile. A Vicenza alcune aziende meccaniche hanno attivato convenzioni per nidi aziendali e percorsi formativi per genitori. A Treviso un network di Imprese del design sta sperimentando settimane corte e orari flessibili. A Padova il Comune sta lavorando per mappare tutti i servizi 0-6 anni per renderli più accessibili e trasparenti. A Venezia progetti come “Mamme in Rete” o le Case di Quartiere sono esempi di come la comunità possa tornare a fare da tessuto connettivo tra pubblico e privato.

Anche il mondo della cultura può giocare un ruolo fondamentale. Eventi, festival, spazi museali e teatri dovrebbero pensare a una programmazione che coinvolga famiglie e bambini come protagonisti attivi, non come pubblico di serie B. Una Biennale Baby, un Festival delle Famiglie, un programma di residenze artistiche intergenerazionali: perché no?

Il punto non è solo “fare figli”, ma costruire un ambiente dove i figli possano crescere bene, le famiglie possano sentirsi accolte, e il desiderio di futuro possa rinascere. Come scriveva il sociologo veronese Franco Ferrarotti, “non si costruisce una società sana senza una forte, consapevole, gioiosa apertura alla vita”. È una sfida culturale, prima ancora che politica. Ma il Veneto, con la sua capacità di tenere insieme tradizione e innovazione, bellezza e concretezza, può essere laboratorio d’avanguardia anche su questo fronte.

Oggi serve più coraggio. Serve una strategia regionale per la natalità, che non sia fatta solo di slogan, ma di azioni coordinate, misurabili e condivise. Serve coinvolgere le imprese, i professionisti, le comunità locali. Serve ridare centralità a un’idea semplice e potente: una regione che investe sui bambini è una regione che investe sul proprio futuro.

In un tempo in cui l’Italia appare stanca e sfiduciata, il Veneto può dire: qui si può ancora crescere e far crescere.

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