San Donà, casa di riposo degli orrori: processo da rifare. La protesta dei familiari

Lara Bagolin, figlia di uno degli anziani deceduti dopo essere stato maltrattato nella struttura, racconta la violenza subita dagli ospiti. «Processo da rifare? Siamo sconcertati. Noi sofrriamo ancora e loro sono liberi»

Giovanni Cagnassi
La casa di riposo degli orrori
La casa di riposo degli orrori

Sconcerto e rassegnazione, ma anche una richiesta disperata di giustizia. I parenti delle vittime della casa di riposo "Monumento ai Caduti di Guerra" ancora non si capacitano che i processi siano da rifare e che oggi gli imputati siano ancora liberi dopo quello che hanno fatto.

Lara Bagolin è la figlia di Dino, morto nel 2021 a 94 anni, ritornato a casa dopo una grave caduta nella casa di riposo di via San Francesco. Allora la figlia dovette persino pagare il trasporto in autoambulanza per portarlo a casa, al sicuro. Pochi giorni dopo, Dino era spirato nel suo letto. Lara racconta di una situazione allo sbando e chi allora avrebbe dovuto vigilare certamente non potrà sentirsi sereno di fronte a questa situazione.

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La casa di riposo di San Donà

Signora Lara, cosa è successo a suo padre?

«Mio papà è caduto praticamente lo stesso giorno in cui è arrivato alla casa di riposo. Ed è stato il colpo finale per la sua salute e l' età avanzata. Era il 2021, in pieno Covid. Era stato trasferito dalla casa di cura perchè necessitava di una struttura per anziani specifica. E' caduto appena giunto in struttura e io sono stata informata solo in tarda serata».

E quanto tempo era stato ricoverato?

«Circa tre mesi in cui ho davvero visto di tutto. Mi è stato chiesto perché non ho chiamato i carabinieri o perché non ho denunciato subito. Ma non mi avrebbero creduto. Ho cercato di filmare e mi è stato impedito quando mi hanno scoperta. In quel momento la gente era spaesata, non certo organizzata in una protesta incisiva. C'erano tante lamentele inascoltate perchè in ordine sparso e senza un coordinamento. Nessuno ci ascoltava, non in Comune, non nella dirigenza e gli altri organi direttivi e organizzativi. Ci tacciavano di essere i soliti parenti degli anziani che si lamentavano tanto per fare».

Cosa ha visto lì dentro?

«Gli anziani venivano lasciati allo sbando, non bevevano anche se avevano sete, nessuno portava loro dell'acqua quando la chiedevano. Poi prepotenze e violenze che sono diventate di dominio pubblico. Erano abbandonati a loro stessi. Mio papà è stato costretto in sedia a rotelle dopo che era allettato da mesi. E' caduto non si sa neppure come. L'allora presidente della struttura, Claudia Palmarini, mi aveva risposto che era laureata in giurisprudenza e conosceva le leggi. E allora le risposi che sono una biologa e conosco il corpo umano. Mi aveva detto che non potevano informare i parenti su tutto ciò che accadeva in struttura. E mio padre era appena caduto. Lo abbiamo portato a casa: ci hanno messo in conto il trasporto in autoambulanza. Almeno è morto a casa sua. Ma le violenze non erano perpetrate nei soli moduli in cui ci sono stati arrestati e denunciati tra gli operatori. Erano diffuse un po' in tutti i moduli della casa di riposo, il personale lo sapeva, almeno una parte, ma era sopraffatto dai violenti che dominavano. Il violentatore aveva dei precedenti eppure è stato assunto. Poi un anziano ha bevuto del veleno per le piante ed è morto, un'altra è uscita e caduta in carrozzina. Insomma, i segnali c'erano tutti di una gestione sbagliata e pericolosa e allora molti non hanno fatto il loro dovere. E siamo arrivati al punto che i carabinieri sono entrati e iniziato con gli arresti».

Adesso il processo è da rifare.

«E noi soffriamo ancora tutti nel sapere che queste persone sono libere di nuovo dopo quanto hanno fatto».

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