Pazienti oncologici e Tai-chi. «Troviamo nuove energie»

Usl e fondazione Altre Parole hanno promosso un’esperienza innovativa. «Sono tecniche che aiutano a ridurre lo stress e ad affrontare meglio le cure»

Gabriella, 44 anni è certa: «Ho aumentato la consapevolezza del mio corpo, tengo distanti le ansie, sento davvero il mio respiro». Anna Maria non cela la sua gioia: «Ho scoperto subito che i benefici possibili andavano al di là del riprendere a fare attività fisica dopo gli interventi, la chemio, la radio: ho sentito il piacere di provare a muovermi, la gioia di avere un corpo ancora pieno di ...buona volontà, alla poesia che entra in gesti e pensieri». C’è chi scopre «tempo in cui c'è spazio per prendersi cura di sé, per liberare la mente da pensieri e preoccupazioni, chi «l’aria nel respiro».


IL SUPPORTO

Echi sparsi, ma convinti ed entusiasti, dal gruppo di pazienti oncologici che ha appena scoperto un’inedita disciplina di sostegno e supporto psicologico, il Viet Tai Chi. Un ciclo di incontri e lezioni, in terapia e nel follow up, ideati della fondazione Altre Parole di Cittadella, presieduta da Fernando Gaion, tenuti dal maestro Maurizio Fosch (asd Tinh Vo Mon di Treviso), con l’Oncologia medica dell’Usl 2, diretta da Adolfo Favaretto, la psicooncologa Marta bellè e l’infermiera professionale Lina Morsut. Un’esperienza già avviata dalla fondazione a Camposampiero, Cittadella, Castelfranco. Alla Madonnina il corso trevigiano ha visto un incontro finale con la presenza dell’assessore uscente al benessere, Ofelio Michielan.

Fra meridiani energetici e consapevolezza del proprio corpo; fra movimenti, e cura di sè; fra armonia e grazia; fra postura e respiro, i pazienti hanno lavorato con i loro familiari, gli accompagnatori (come Bertilla: «che calma interiore, che sensazione di leggerezza, mi concilia anche il sonno»), e con il personale del Ca’ Foncello (come Ivano: «Che stanchezza alla fine, ma mi sento rigenerato»).

E fra chi «ritrova l’anima», chi «torna a sentire davvero», altri pazienti raccontano di «aver normalizzato la loro malattia», scoprendo un nuovo approccio della mente nei confronti di terapie post operatorie, nella gestione dei periodi di ansia, di speranze e di abbattimento legate all’evolversi del quadro clinico.

MEDICINA E ORIENTE

Un ponte fra medicina e sapienza orientale. E dopo le iniziali perplessità, curiosità e carica innovativa, e la maestria di Foschi hanno saputo coinvolgere tutti: «La malattia apre gli occhi e il cuore, il Tai chi ti aiuta», come ha detto una paziente. Favaretto e i suoi collaboratori vedono nel Tai Chi una «risorsa per trovare nuove energie, per abbassare il livello di stress, per potersi concedere un'attività che coniuga benessere del corpo e della mente, in una progressiva umanizzazione delle cure e degli ambienti oncologici che porta anche a una maggior conoscenza reciproca tra operatori e malati e familiari».

IL MAESTRO

Maurizio Foschi, allievo del maestro Bao Lan pioniere italiano, ricorda che già negli Stati Uniti il Tai Chi è stato usato con successo per donne con cancro al seno. «Tai chi vuol dire "coltivare l'Energia interna) per elevarsi", è una sorta di meditazione in movimento, sequenze proponibili a chiunque», sottolinea il maestro, «il Viet Tai Chi aiuta la persona che lo pratica a gestire e migliorare tale circolazione energetica interiore, un metodo affine a qigong, taijiquan e yoga».

O forse dice tutto lo slogan della fondazione Altre Parole: «la profondità del benessere in Oncologia». Il presidente, Gaion, ricorda come la fondazione nasca «dalle mille storie raccolte negli anni vissuti in oncologia, raccontate da pazienti e familiari, dalle loro paure e disperazione», ma anche «dalle scoperta di rinnovato entusiasmo, dalla perdita dei propri ruoli e dalla conquista di nuovi, pesanti alterazioni della propria immagine corporea ed emotiva», fino a «rigenerazioni sorprendenti». —



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