Mostra della crisi? Sì, ma solo economica
Ingressi a -12%, colpa dell’euro forte. Blockbuster assenti perché non esistono: tornano nel 2009

Il direttore del Festival Marco Müller
Una Mostra del Cinema in tono minore - per il calo di presenze e la qualità del programma - a causa della crisi economica e di un’annata non esaltante sul piano delle grandi produzioni cinematografiche, specie made in Usa, che però torneranno il prossimo anno. Lo hanno riconosciuto, con onestà di fronte all’evidenza, anche se con toni diversi - più serafico il primo, più contrariato il secondo - il presidente della Biennale Paolo Baratta e il direttore del Festival Marco Müller, nel tradizionale incontro di bilancio, quando mancano quattro giorni al termine della manifestazione.
«Il dato provvisorio - ha detto Baratta è che si registra un calo di circa il 12 per cento per le entrate complessive da pubblico. Un’inversione di tendenza rispetto alla crescita dell’edizione 2007 che dipende dalla difficile congiuntura internazionale e italiana, con i redditi individuali in netto calo. Già a giugno, prima che venisse reso noto il cartellone della Mostra, avevamo registrato una flessione delle richieste di accrediti. Con un differente equilibrio del rapporto dollaro-euro le cose sarebbero andate diversamente, soprattutto per quanto riguarda la presenza anglosassone e in particolare americana. In compenso, possiamo dire con orgoglio di aver aumentato del 5 per cento del budget della mostra legato alle sponsorizzazioni, e anzi di aver firmato un accordo con alcuni sponsors anche per altri due anni. Se il bilancio finale sarà di un meno 10 per cento di ingressi, sarà un miracolo. Certamente è mancato un po’ di glamour, ci sono un po’ di star hollywoodiane in meno, ma molti film americani spettacolari quest’anno non erano disponibili perché gli Studios scontano lo sciopero degli sceneggiatori dello scorso anno».
«Noi abbiamo radiografato - si è difeso a sua volta Müller - quello che era disponibile sul mercato. Quelli in cartellone sono, che lo si voglia o meno, i migliori film dell’anno. Dobbiamo ancora risolvere tanti grandi problemi strutturali, come la mancanza cronica di strutture d’accoglienza, specialmente per i più giovani. Ma la Mostra gode di ottima salute. Non è un anno di transizione, la Mostra del Cinema di Venezia non sta cambiando pelle: questa è una mostra di trascrizione dell’oggi e le informazioni che abbiamo ci fanno dire che per il futuro, con il prossimo anno cominceremo a poter scommettere di nuovo sui talenti del cinema prodotti anche dagli studios. Nel 2009 abbiamo già opzionato due film di Hollywood». La risposta di Mueller serve a tranquillizzare anche il presidente Baratta anche lui, come la stampa, come ha rilevato ieri, ansioso di sapere dove sta andando la Mostra. Ammette ancora Müller: «Quattro, cinque film spettacolari ci volevano almeno per rispettare quel contratto con lo spettatore medio che la Mostra deve avere necessariamente. Mi consola constatare che quei film mancanti non saranno né a Toronto, né a New York né ad altri festival italiani».
Se non a cambiare le pelle, la Mostra si prepara, però, a cambiare date e il prossimo anno potrebbe spostarsi più avanti, svolgendosi dal 2 al 12 settembre. «Per l’anno prossimo - ha confermato Baratta ieri - c’è un’ipotesi di apertura per il 2 settembre. Stiamo riflettendo infatti se parte del calo di presenze possa essere collegato alla partenza della Mostra in un periodo ancora troppo estivo, con gran parte delle persone in vacanza. Speriamo che anche gli albergatori del Lido, visto come è andata possano fare, con noi, il prossimo anno, una diversa politica dei prezzi». Il presidente della Biennale precisa anche ciò che il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi gli ha chiesto. «Non è un problema di autonomia - ha spiegato - il ministro vuole valorizzare maggiormente gli artisti italiani. Se il Ministero è disposto a investire sulle strutture, come un nuovo Padiglione Italia o l’Arsenale, siamo qui per collaborare. Quanto alla riforma dello statuto della Biennale, non è necessaria, perché quel che si tratta di fare sono solo modifiche su alcune differenze che riguardano la partecipazione dei privati, tra ciò che è scritto nella legge e quel che prevede lo statuto».
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