Quindici anni fa il femminicidio di Luana: oggi il killer è fuori dal carcere

Parla la sorella della 27enne di Cinto Euganeo soffocata il 4 aprile 2010: «Sappiamo che non è più in prigione, temiamo di trovarlo in cimitero: non è giusto». L’uomo non ha mai provveduto al risarcimento: «Con quei soldi avremmo potuto finanziare progetti solidali»

Nicola Cesaro
Luana Bussolotto fu uccisa a soli 27 anni
Luana Bussolotto fu uccisa a soli 27 anni

Il ricordo di Luana compie quindici anni, l’incubo di quei giorni invece non potrà mai avere un’età. Venerdì 4 aprile saranno passati tre lustri dal femminicidio di Luana Bussolotto, uccisa il 4 aprile 2010 a Noventa Vicentina dal proprio fidanzato, soffocata con un sacchetto di plastica a soli 27 anni.

Era Pasqua, era festa, la festa che non è più tornata nei cuori di chi le voleva bene. In questo anniversario, che riaccende un dolore in realtà mai spento, c’è una circostanza che fa ancora più male alla famiglia di Luana: Luca Bedore, 39 anni di Stanghella, l’uomo che ha tolto la vita alla ragazza, oggi è fuori dal carcere.

Fu condannato a 30 anni di reclusione, poi in Cassazione la sua pena fu ridotta a 17 anni e 4 mesi. «Ora non è più in prigione, libero di vivere nei posti che condivideva con Luana, libero di incontrare mia madre in cimitero, di incrociare mia figlia in piazza», l’amaro commento di Tania, sorella di Luana, che vive a Cinto Euganeo. Ed è proprio lei, oggi, a dare un senso a questo anniversario. L’ennesimo senza Luana.

Quanto è ancora presente Luana nelle vostre vite?

«Luana è un pensiero costante. Se il pensiero di lei non si accende la mattina, sicuramente lo farà entro sera. E non parlo solo di me, di mia madre Graziosa e di mio papà Angelo. Mia figlia Martina all’epoca aveva 5 anni e ha ancora impresse le immagini di Luana, che tuttora le ritornano. L’altra mia figlia non era ancora nata, è arrivata nove mesi dalla tragedia, eppure i racconti su mia sorella l’hanno vista crescere.

A scuola, in terza media, deve presentare un progetto per la fine del ciclo di studi: sta lavorando a un percorso sulla violenza di genere, e non siamo stati noi a suggerirglielo. Non possiamo fare finta di niente: Luana c’è».

Il femminicidio di Giulia Cecchettin vi ha fatto rivivere quei momenti?

«Terribilmente. Quella è stata una bella botta: qualcuno, in famiglia, in realtà portava dentro ancora delle situazioni emotive non risolte e con Giulia è scoppiato definitivamente. Si pensi che nel giorno del funerale, mamma e papà, a più di settant’anni, hanno deciso di partire da soli e di partecipare alla cerimonia.

L’hanno seguita dal sagrato di Santa Giustina, tenendo alzato al cielo un cartellone con scritto “Giulia come Luana, un raggio di sole rapito alla vita”. Vorremmo poter parlare con Gino, arriverà il momento».

Luca Bedore, l’uomo che ha ucciso sua sorella: ci sono stati contatti con lui?

«Non sono nemmeno capace di nominarlo. Quell’uomo oggi è fuori dal carcere: era stato condannato a 30 anni, la pena è scesa a 17. È stato capace di far passare addirittura quella tragedia per un gioco erotico finito male.

Un ulteriore vigliacco affronto alla memoria di Luana, a noi. Più fonti ci hanno confermato che non è più in carcere, ha avuto diritto alla libertà, parziale o totale che sia poco importa. A Stanghella, dove viveva prima di trasferirsi a Noventa Vicentina con mia sorella, non l’ha più visto nessuno».

Temete di incontrarlo?

«Io, anzi, vorrei tanto trovarmelo davanti per guardarlo negli occhi e dirgli: “Guarda come ci hai cambiato la vita, guarda come ce l’hai rovinata”. Però sono sincera: ho paura che mia madre possa incontrarlo in cimitero, o che le mie figlie se lo trovino davanti in qualche piazza. Qualche tempo fa, consapevoli che era fuori di prigione, una mia figlia ha visto un uomo che gli assomigliava: non è stato un bel momento».

Bedore ha saldato il conto con la giustizia. E nei vostri confronti?

«La pena sarà anche terminata ma c’era un risarcimento economico a cui era stato condannato e che non ha minimamente onorato. Non un euro. I soldi sono l’ultima cosa che ci interessa, ma il suo dovere è venuto ancora una volta meno.

Non so neanche di che cifra parliamo, davvero non li ricordo, non voglio nemmeno prendere in mano le carte di quel processo: so solo che quella somma avrebbe potuto finanziare tanti progetti in memoria di Luana. E sì, abbiamo speso dei soldi per l’iter legale. Quello che ci pesa, però, è che dal carcere non sia mai arrivata nemmeno una lettera di scuse».

Oggi avrebbe 42 anni. Chi sarebbe Luana?

«Sarebbe una donna professionalmente appagata. Lavorava alla Staff International, nell’ufficio Cad che progettava i modelli. L’azienda, dove peraltro lavoravo anche io, è del gruppo Otb di Renzo Rosso: penso che oggi sarebbe stata una figura di vertice alla Diesel.

O chissà, avrebbe cambiato professione perché era così dinamica e vivace, ma poco importa, sarebbe stata felice. E avrebbe dei bambini, lei amava tanto i bambini».

L’uccisione di Luana fu un lutto comunitario, proprio come lo è stato quello di Giulia.

«All’epoca ci dissero di non rendere troppo mediatico il caso, quindi da quel punto di vista fu molto diverso rispetto a quanto accaduto a Giulia. Tornassimo indietro, forse sarebbe stato giusto aprirci maggiormente: per l’opinione pubblica, per parlare di Luana, anche per far capire ai giudici che avevano una grande responsabilità. Quei 17 anni gridano ancora giustizia, a maggior ragione oggi che il suo omicida è libero.

Però è vero, fu un lutto che unì tante comunità: quelle di Valnogaredo e Cinto Euganeo, quella di Noventa Vicentina, quella dei Comuni vicini. Ancora oggi qualsiasi iniziativa venga realizzata in nome di Luana arriva dalla collaborazione di più istituzioni e realtà, e su loro diretta richiesta. Abbiamo inaugurato una piazza dedicata a lei, una panchina rossa, abbiamo avviato degli incontri con gli studenti e dei momenti comunitari di riflessone».

Come celebrerete questo anniversario?

«Sabato sera, alle 18, ci sarà una messa in chiesa a Valnogaredo. La nostra famiglia è molto credente. Ci fermeremo con alcuni amici, poi a ricordare Luana. Il 23 novembre, come è ormai tradizione, è invece prevista una passeggiata nei Colli, nel suo nome. Viviamo questo anniversario con la speranza che le nuove leggi in materia di femminicidio, di cui sentiamo parlare in questi giorni, cambino davvero la situazione e assicurino giustizia alle famiglie costrette a vivere queste tragedie. Se sono 30 anni, che 30 anni siano davvero».

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