La notte di Vasco per ripartire sempre più rock

Non sono mica tempi di certezze, questi. Lo spread che sale, il governo che scende. Con il caos si convive da sempre, lo sappiamo. E allora serve parlarci chiaro. E ripartire da qui. Ci pensa Vasco a...
Lignano 27 maggio 2018. Concerto Vasco Rossi. © Foto Petrussi
Lignano 27 maggio 2018. Concerto Vasco Rossi. © Foto Petrussi

Non sono mica tempi di certezze, questi. Lo spread che sale, il governo che scende. Con il caos si convive da sempre, lo sappiamo. E allora serve parlarci chiaro. E ripartire da qui. Ci pensa Vasco a gridarlo con “Cosa succede in città” in versione metal/industrial, ai 26 mila dello stadio Teghil di Lignano, data zero del nuovo tour che dopo l’apertura ufficiale di Torino (1 e 2 giugno) arriverà in Veneto con le due date allo Stadio Euganeo di Padova il 6 e 7 giugno. Vasco lo fa a ritmo duro, senza filtri, senza intermediazioni. È una scossa potente, quella che dà inizio alla data zero del tour.

Che ti colpisce. Che ti fa sentire vivo. E non importa se l’atmosfera è bollente, quel brivido ti percorre la schiena. Perché ci sei dentro. Perché ti senti parte della combriccola, di quella «gente a posto» che acclama il suo idolo. Di un popolo, quello del Rocker. «Bentornati, benvenuti, ben arrivati. Ciao Lignano» saluta così il Kom. E si va.

Con “Deviazioni”, “Blasco Rossi”, “E adesso che tocca a me”. Sul palco largo 70,28 metri e alto 22 con 1. 000 luci e 50 sorgenti laser, signori e signore ecco sua maestà il rock. Picchia, eccome se picchia. E ripesca dagli anni Ottanta anche “Fegato fegato spappolato” con un omaggio ai Metallica. Prima, Lignano sogna con “Come nelle favole”. Eccolo qui il lato romantico del dottor Rossi e quel dire “io e te” che scalda il cuore. Ma è solo un attimo, un sospiro, poi si ritorna a caricare con il medley (Delusa, Mi piaci perché, Gioca con me, Sono ancora in coma, Stasera, Rock’n roll show), con gli effetti spettacolari delle fiamme.

Vasco c’è, eccome se c’è. Il palco, il suo trono. Da sempre, da una vita, ma senza ripetersi. È ripartito, ancora una volta. Perché dopo Modena, dopo il concerto «che non avrà mai fine» poteva smettere. E invece no. Va avanti. In scaletta ci sono “Vivere non è facile”, “Sono Innocente”, “La fine del millennio”. Dal presente al passato con un omaggio a “Ciao”, brano che in questi giorni compie 40 anni, suonata al pianoforte dalla musicista Beatrice Antolini, mai eseguita in versione strumentale. Quindi l’interludio con parti musicali ispirate da Ennio Morricone e parti da Kubrick. Non c’è un attimo per fermarsi. Il Teghil si infiamma con “C’è chi dice no” e “Gli Spari Sopra”. Vasco che sperimenta, che cambia pelle, che si diverte, che passa con naturalezza da ballate struggenti a momenti hard rock. Ridà vita ai sui brani, li trasforma, li rimodella su nuove corde. Come nel medley elettro dance con Brava, L’uomo più semplice, Ti Prendo e Ti Porto Via, Dimentichiamoci questa città e quello acustico con Dillo alla luna e L’una per te.

Poi eccoli i grandi classici. La storia è qui. E ognuno, non importa che tua sia un sessantenne con il rock dentro o un giovane al tuo primo concerto, le associa a un ricordo, a un’emozione, a una persona. Le vive dentro di sé. “Senza Parole”, “Sally”, “Siamo solo noi”, “Vita Spericolata”, “Canzone” e “Albachiara”. Tutte d’un fiato. Tutte per la sua combriccola. Che pulsa di vita.

Chiamatela magia oppure, semplicemente, effetto Vasco. Quello che ha spinto il siciliano Gaetano, 33 anni, a lasciare, dopo 7 anni la Germania e a ritornare a casa accompagnando il Komandante nel suo tour da Torino, passando per Padova, Roma fino a Messina. Per ripartire, dice. Ancora una volta. Proprio come Vasco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia