Vongole, abbassare la taglia minima

Uno studio dimostra l’assurdità dell’attuale regolamento europeo

CHIOGGIA. Strappare all’Unione europea un regolamento che consenta la raccolta delle vongole di mare con taglia minima inferiore a quella oggi stabilita (25 millimetri). È l’obiettivo che, da almeno due anni, i Cogevo di tutta Italia stanno inseguendo e il cui raggiungimento sembra, ora, a portata di mano.

Se ne è parlato ieri pomeriggio in un convegno che ha visto la partecipazione dei vongolari di molti compartimenti del nord Adriatico che stanno cercando di porre di fronte alle autorità i paradossi che colpiscono la loro attività. Il primo è proprio quello della taglia minima: basta la presenza di una sola vongola di mare, con taglia inferiore a quella minima, in una partita posta in vendita, per far incorrere in un reato penale e una multa salatissima, tutta la filiera di pesca: chi ha raccolto quella vongola, chi l’ha trasportata, chi l’ha venduta e, perfino, per assurdo, chi l’ha mangiata al ristorante. Una normativa che penalizza l’intero settore e più volte i vongolari l’hanno evidenziato. Una risposta ai loro appelli potrebbe venire dalla ricerca condotta da un pool di atenei italiani e coordinata dal professor Corrado Piccinetti, dell’Università di Bologna. Piccinetti ha evidenziato come la normativa sulla taglia minima sia estremamente incerta. Anni fa, in Italia, tale taglia veniva stabilita in base all’attrezzo autorizzato per la raccolta: chiaramente una inversione delle priorità. Poi, con i regolamenti europei, vennero adottate taglie minime che erano, spesso, la media di quelle già esistenti nei vari paesi.

Ma se la taglia stabilità sia, e in quale misura, funzionale alla tutela ambientale e riproduttiva della specie in questione, è un problema poco indagato dalla ricerca e con risposte differenziate. I ricercatori, coordinati da Piccinetti, hanno creato un modello matematico che ha cercato di tenere conto di molteplici fattori: l’età (e quindi la taglia) in cui tutti gli individui di uno stock si siano sicuramente riprodotti almeno una volta, la variabilità climatica e quella ambientale e la tecnologia di pesca. Il risultato sembra indicare che, lasciando immutate le “regole” su distanza dalla costa, periodi di pesca e attrezzi e riducendo solo la taglia minima da 25 a 22 mm, si otterrebbe un aumento del prodotto pescato del 25-30% circa, senza un effettivo danneggiamento degli stock che già adesso forniscono individui di taglia tra i 22 e i 27 mm, a causa della “imperfezione” degli strumenti di raccolta. Da questo a dire che il problema è risolto, ancora ce ne corre. La ricerca potrà essere utilizzata dal Governo italiano per chiedere, in sede europea, la revisione della taglia minima per le vongole, ma Bruxelles non ha ancora detto di sì.

Diego Degan

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