Viti all’ombra del convento nasce il Teroldego dei frati

VENEZIA. Alle 8 i primi grappoli erano già finiti nelle cassette di plastica rosse. Il sole non illumina ancora l’antico brolo del convento dei francescani che ospita duecentocinquanta vigne di prestigioso Teroldego. E poi, una di seguito all’altra, le cassette sono state riempiti tutte. Un centinaio. Per la gioia dei sette frati del convento di San Francesco della Vigna e dei loro amici veronesi che da sei anni hanno ridato vita alla terra preziosamente protetta dalle mura del convento.

Volontari della Valpolicella che si sono presi a cuore questo angolo di Venezia e grazie ai quali i frati minori del convento riescono, con la vendita del vino, a creare delle borse di studio da destinare a ragazzi che frequentano l’Istituto di Studi Ecumenici. O meglio, il vino mantiene in vita l’Istituto stesso. Il Teroldego lo scorso anno garantì un migliaio di bottiglie, quest’anno la produzione è aumentata di molto e nelle cassette è finito anche del Refosco dal Peduncolo rosso. E le bottiglie, dicono, diventeranno il doppio.

Fra Antonio è il custode di questi 1.800 metri quadri di terra che ospitano 950 viti, alberi da frutto, alcuni olivi, un orto, piante aromatiche e fiori. Fra Antonio, con radici trevigiane - è nato infatti a Mansuè - si definisce contadino-giardiniere e ieri era felice nel vedere quanto la sua vigna ha prodotto. Uva sana e dal grado zuccherino di tutto rispetto. Lo conferma Gianmarco Vinco, l’artefice della trasformazione del brolo. È lui, con i figli che di mestiere fanno i viticoltori a Ilasi, che sei anni fa pulì la terra dai vecchi alberi e dalle vigne oramai improduttive. Passarono il primo inverno a tagliare e a rovesciare la terra grazie ad un piccolo escavatore. E poi la scelta dei vitigni da mettere a dimora. Non caddero nella tentazione di seguire la tradizione del bianco che sembra l’unica vigna che produce in laguna. Preso un sacchetto di terra, la portarono ad analizzare. I tecnici non ebbero dubbi: è terra da Teroldego. Nell’antico brolo c’è terra come nella valle dell’Adige. Alle prime viti del famoso vitigno trentino, seguirono quelle di un altro signor vino: il Refosco. Queste entreranno in produzione vera il prossimo anno. Da queste uve combinate e lavorate con sapienza in Valpolicella da Celestino Gaspari, un signor vinaiolo, nasce Harmonia Mundi, il vino del brolo. Anche Gaspari è stato mandato dalla provvidenza. Infatti entra nel progetto dei f rati. Ricorda Vinco: «L’ultimo giorno dell’inverno di sei anni fa, prima di andarmene da Venezia, un altro amico mi chiese di portarlo in piazza San Marco. Per caso incontrammo Celeste. Gli abbiamo spiegato cosa stavamo facendo in laguna. Non sapevamo come vinificare e commercializzare il prodotto. Disse: non preoccupatevi, ci penso io. E così è stato».
Ieri mattina, finita la vendemmia, le cassette sono state portate con la varca di Fra Antonio al Tronchetto e qui caricate sul furgone di Vinco. Alle 14.30 l’uva era già pronta per iniziare a fermentare. In ottobre, la festa che sancirà l’inizio della commercializzazione delle mille bottiglie prodotte lo scorso anno. —
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