Venezia, uno sciame di 30 mila api sulla Basilica di San Marco

Venezia. Allarme dei custodi nel pomeriggio, intervento decisivo di un apicoltore del Lido

VENEZIA. Uno sciame di circa 30 mila api sulla facciata della Basilica di San Marco, in particolare sotto la seconda arcata di sinistra rispetto all’ingresso principale della Basilica. A lanciare l’allarme, nel primo pomeriggio di ieri, sono stati i custodi della Basilica che, da un momento all’altro, hanno visto arrivare questa nuvola di api che ha deciso di fare una sosta nel cuore della città.

I custodi della chiesa hanno cercato aiuto nei vigili del fuoco che a loro volta - come succede sempre in questi casi - si sono rivolti a un apicoltore, il più vicino possibile, per chiedergli di intervenire. E al Lido hanno trovato la disponibilità di Alessandro Brustoloni che, caricati l’arnia da viaggio e l’aspira-api realizzato da lui si è messo in marcia e ha raggiunto Piazza San Marco.

La sciamatura è tipica di questo periodo dell’anno, ed è il modo in cui si riproducono le famiglie di api: la nuova colonia si forma quando la vecchia ape regina lascia la nuova ape regina con la famiglia d’origine e se ne va a spasso con un bel gruppo - tra le 30 e le 50 mila - di api operaie, alla ricerca di una nuova casa. «A Venezia non ci sono molti alberi», spiega Brustoloni, «quindi spesso le api trovano rifugio in qualche intercapedine. Probabilmente la Basilica di San Marco non rappresentava per loro la nuova casa ma solo una tappa, in attesa di trovare lo posto ideale dove fermarsi».

Per raggiungere le api l’apicoltore del Lido è salito su una scala e, con un lungo tubo e un piccolo aspiratore, ha catturato le circa 30 mila api - «il peso totale è di circa tre chili infatti» - e le ha messe in un’arnia da viaggio. «L’aspiratore funziona a bassa velocità», spiega Brustoloni, «permette di risucchiarle, un po’ alla volta, ma senza ferirle». Una volta conclusa l’operazione, da turisti e residenti - che nel frattempo erano stati allontanati a misura di sicurezza - è arrivato anche l’applauso. E le api, che fine hanno fatto ora? «Sono nella mia arnia, qui da me», spiega Brustoloni, «me ne sto prendendo cura io».

Francesco Furlan

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