Venezia, una donna la talpa del maxi-furto al Ducale

A gennaio la banda aveva trafugato alcuni preziozi gioielli esposti in una teca, misteriosamente lasciata aperta
Il furto immortalato dalle telecamere
Il furto immortalato dalle telecamere

Venezia. Il furto di gioielli a Palazzo Ducale ripreso dalle telecamere di sicurezza

VENEZIA. Sarebbe una donna che conosce molto bene Palazzo Ducale e Venezia, la talpa del calmoroso furto a Palazzo Ducale da dove il 3 gennaio scorso sono stati rubati un paio di orecchini e una spilla esposti alla mostra “Tesori dei Moghul e dei Maharajà”.

Questo, quantomeno, filtra dalla indagini in corso per dare un volto agli abili e sfacciati ladri.

Il furto immortalato dalle telecamere
Il furto immortalato dalle telecamere

Migliaia di ore di videoregistrazione dei giorni precedenti il colpo, la "diretta" del furto, agevolato da una teca lasciata "misteriosamente" aperta.

Sarebbe partita proprio dall'ipotesi che qualcuno dall'interno abbia aperto la teca- un talpa, dunque - che ha preso corpo   l’indagine della Procura per incastrare la banda che ha messo a segno il furto del secolo a Venezia. Peraltro lo stesso procuratore capo di Venezia Bruno Cherchi aveva ventilato questa ipotesi nei giorni immediatamente successivi al colpo: «Sembra strano che una mostra di quel livello possa avere un punto debole come una teca che si apre con quella facilità», aveva dichiarato il procuratore capo.

Ora gli investigatori si stanno orientando su una possibi

L’indagine sul furto di gioielli, come ha rivelato martedì il capo della Polizia Franco Gabrielli in visita proprio al Ducale, è a un punto di svolta: «A proposito del furto di Palazzo Ducale, a breve daremo delle risposte. Se ci saranno delle sorprese? Chi può dirlo», le parole del numero uno della Polizia.

Difficilissimo pensare che i due esecutori materiali del colpo, che hanno agito a volto scoperto e mentre la mostra era aperta al pubblico, nel loro colpo fulmineo abbiano avuto pure il tempo di scassinare la teca e impadronirsi del bottino. Le immagini della videosorveglianza interna di palazzo Ducale hanno immortalato un colpo rapidissimo, fatto di pochi, semplici gesti. Proprio per questo l’ipotesi è che tra i componenti della banda, che sarebbe formata da più di 4 persone, tutte arrivate dall’Europa dell’Est per colpire nel cuore della città storica, ci sarebbe stato un basista.

Una persona che avrebbe preparato il terreno ai complici lasciando la teca aperta quel poco che bastava perché passasse inosservata ai più, ma non a chi sapeva di dover prendere quei gioielli esposti alla mostra “Tesori dei Moghul e dei Maharajà”, del valore di un milione di euro. E sempre una talpa potrebbe aver aiutato gli esecutori materiali del furto a fuggire prima che scattasse l’allarme di palazzo Ducale, partito con qualche secondo di ritardo, lasciando dunque tutto il tempo alla coppia di uscire e mescolarsi alla folla della Piazza.

Dal basista, le indagini coordinate dal pubblico ministero Raffaele Incardona della Procura della Repubblica di Venezia e delegate agli specialisti Servizio Centrale Operativo della Polizia a Roma e alla Squadra Mobile veneziana avrebbero preso la strada dell’Est Europa. Attraverso l’incrocio dei dati, le tracce lasciate dai cellulari, l’attività di intelligence anche attraverso le telecamere che


monitorano l’area di piazza San Marco e le uscite dalla città, l’attenzione degli investigatori si è spostata su alcuni soggetti che sarebbero veri e propri professionisti dei furti di questo genere. Persone che potrebbero aver già colpito altrove, oltre che a Venezia.
 

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