Venezia, un muro di disegni per capire l'origine di Vedova

VENEZIA. È un flusso potente e magnetico di energia visiva quello che scaturisce dal grande “murale” di opere su carta di Emilio Vedova, già esposto in questi giorni - nel decennale della sua scomparsa - nel magazzino delle Zattere a Venezia, diventato sede espositiva della Fondazione dedicata a lui e all’inseparabile, fino alla fine, moglie Annabianca. Sarà aperto al pubblico da domenica. Una grande idea, anche allestitiva, quella concepita dai curatori Germano Celant e Fabrizio Gazzarri, con la mostra “Emilio Vedova Disegni”.
Perché in questo “muro” lungo 27 metri e alto tre, 347 disegni di vario formato che compendiano la sua avventura artistica per oltre sessant’anni, dal 1940 al 2006, sono esposti uno accanto all’altro non in ordine cronologico ma apparentemente casuale, come “disiecta membra” di questo grande artista. E in realtà, meglio degli stessi grandi teleri degli anni Ottanta che pure sono stati esposti di fronte - e che saranno movimentati dalla “machina” espositiva appositamente costruita da Renzo Piano in memoria dell’amico Emilio - danno conto dell’evoluzione e insieme della continuità del suo segno aggressivo, spezzato, espressionista, a cui la definizione di informale toglie forse qualcosa, proprio perché in Vedova nulla è veramente primo di forma. E anzi, l’attenzione alle avanguardie storiche, dal Cubismo al Futurismo, la ricerca costante del movimento nel segno, anche come modalità espressiva, ci fanno capire - attraverso questi disegni - quanto sia insieme istintiva e meditata l’arte di Vedova.
La grande “parete” di disegni che riempie il magazzino delle Zattere è preceduta da una prima sezione, che raccoglie alcune opere significative del periodo tra il 1935 al ’40 che testimoniano la prima fase figurativa dell’artista, anch’essa però già orientata verso la successiva svolta espressionista. C’è un magnifico ritratto giovanile a carboncino dell’artista. Una splendida facciata di San Moisè - che tornerà poi anche in alcune tele - a inchiostro.
E ancora, i disegni espressionisti di ballerine, le storie della Bibbia, un foglio in cui la forma del granchio “veneziano” viene decomposta fino a trasformarsi in una cupola di chiesa. Segnali premonitori di quel che verrà nel suo linguaggio artistico e che l’installazione - perché tale è di fatto - dei disegni del sessantennio successivo renderà esplicito, in un disordine governato che mischia i fotocollages berlinesi e fortemente politici degli anni Sessanta, all’interesse per la frantumazione formale e la dinamica dei pieni e dei vuoti, fino all’ultimo monotipo, “virato” sul rosso, che Vedova realizzò poco prima di morire. Accompagna la mostra un bellissimo e ponderoso catalogo pubblicato da Lineadacqua.
Di prossima pubblicazione, per il decennale anche il volume che sarà dedicato al ciclo “De America” (1976-77), dopo l’esposizione integrale avvenuta due anni fa alla Galleria Lo Scudo di Verona. A completare l’anno vedoviano sarà un importante ciclo di concerti curati dal musicologo Mario Messinis, sotto il titolo di “Euroamerica”, aperto il 15 luglio dal grande pianista jazz Chick Corea.
Ci saranno anche un omaggio a Frank Zappa del compositore veneziano Giovanni Mancuso, la Uri Caine Ensemble, la pianista Letizia Michielon, e il quartetto statunitense Jack Quartett - , uno dei più agguerriti complessi statunitensi - a chiudere il 6 novembre, con un capolavoro giovanile di Pierre Boulez, “Livre pour quatour”. Ma ci sarà spazio anche per la musica iterativa di Steve Reich, e per gli “Indiannerlieder”" di Stockausen.
Dove e quando. La mostra “Emilio Vedova Disegni”, a cura di Germano Celant e Fabrizio Gazzarri, si visita al Magazzino del Sale, Zattere 266 a Venezia, fino all’1 novembre (orario 10.30 - 18, ultimo ingresso alle 17.30, chiuso il martedì). Biglietteria e Bookshop sono alle Spazio Vedova, Dorsoduro 50. Biglietto intero 8 euro, ridotto 6 euro; famiglia (due adulti con figli minorenni): 16 euro. Fino a 10 anni ingresso gratuito. Catalogo Lineadacqua.
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