Venezia, scocca l'ora di FreeSpace ed è Biennale d'architettura

VENEZIA. Uno scenografico sipario fatto di enormi cime (le corde che danno il nome all'immenso edificio delle Corderie dell'Arsenale) introduce alla suggestione di uno spazio per la prima volta da anni unico, un immenso, emozionante percorso lungo oltre trecento metri, dove i progetti e le installazioni dei grandi maestri si avvicendano con quelli dai nomi meno conosciuti, in una galleria di curiosità, idee, spunti, soluzioni ai problemi dell'oggi, dove alla creatività dell'uomo fanno da contrappunto le imponenti colonne dell'edificio dove si costruivano le navi della Repubblica Serenissima.
Da sabato aperta al pubblico (lo rimarrà fino al 25 novembre): eccola la XVI Biennale d'Architettura di
Venezia, la seconda a guida femminile, curata con rigore e fantasia da Yvonne Farrell e Shelley McNamara, architette di Dublino, dal 1978 anima e tratto dello studio Grafton.
«Per noi l'architettura è la traduzione di necessità - nel significato più ampio della parola- in spazio significativo». Il tema è nel titolo, Freespace, inteso come spazio comune e collettivo, ovvero spazio di tutti. E proprio questa attenzione all'uomo, al quotidiano, alle esigenze del vivere di tutti i giorni, fa notare accanto a loro il presidente della Biennale Paolo Baratta, è un pò la cifra e la particolarità di questa edizione, nella quale «sono trattati temi che ci appartengono da vicino, non grandi edifici lontani, ma elementi che sono del nostro spazio». Un passo di più nell'obiettivo che da tempo, spiega, si pone la Biennale Architettura nella sua ricerca «Far tornare l'architettura, che è la più politica delle arti, al centro dell'attenzione di tutti, per farci sentire cittadini più consapevoli e ricchi».
Dislocata tra i Giardini e l'Arsenale, la Mostra 2018, ricorda il presidente Baratta, accoglie i lavori di 71 partecipanti ai quali si affiancano i padiglioni di 63 paesi, quest'anno con sette significativa new entry dagli emirati arabi al Vaticano, e due sezioni speciali.
«Abbiamo affrontato questa mostra in qualità di architetti - spiegano le curatrici - considerando gli edifici come luoghi specifici, come il nostro contesto. L'abbiamo progettata in modo da rivelare le qualità delle Corderie, delle Artiglierie e del Padiglione centrale». Edifici storici e monumentali che per il duo Grafton - una vasta esperienza progettuale che le ha viste spesso impegnate nella realizzazioni di edifici pubblici e destinati ad università e campus di studio, in Italia nel super premiato progetto per l'ampliamento dell'Università Bocconi a Milano - non sono stati soltanto dei contenitori, anzi: «Siamo arrivate a credere che gli edifici stessi siano diventanti i primi partecipanti di Freespace». Spazi che alla fine sono tutti connessi tra loro, insistono, mentre accanto a loro il presidente Baratta ricorda che il restauro dei 40mila metri quadri di edifici veneziani in affidamento alla Biennale è ormai quasi del tutto completato: «Abbiamo avviato i lavori negli ultimi cinquemila metri grazie ad un finanziamento del Cipe e del Mibact», dice. Ultimo nato il modernissimo e accogliente bar- ristorante caffetteria, con uno scultoreo bancone in ferro - richiamo alle antiche armi - e un pavimento che riprende, innovandola, la tradizione veneziana del coccio pesto. Da questa edizione le folle di pubblico avranno un approdo in più dove riposare nella maratona tra un padiglione e l'altro. (Ansa)
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