Venezia, museo a cielo aperto. È allarme chiese poco protette

VENEZIA. Chiese chiuse e chiese a rischio. Di recente, dopo il clamoroso furto di gioielli dalla collezione della famiglia reale del Qatar esposti a Palazzo Ducale, di cui ancora si cercano i responsabili, lo stesso Patriarca i Venezia Francesco Moraglia ha espresso timori ricorrenti per la sicurezza all’interno delle chiese cittadine necessariamente esposte al rischio di sottrazioni di opere d’arte, come avvenuto ormai oltre vent’anni fa per la meraviglia pala d’altare della Madonna con Bambino di Giovanni Bellini conservata nella chiesa della Madonna dell’Orto, portata via e mai più ritrovata.
Ma accanto questo c’è anche il problema sempre più pressante delle chiese chiuse. Sono oltre 30 chiese quelle «mappate»anche da una ricerca dello Iuav che non sono più utilizzate per il culto e che rischiano perciò di diventare “invisibili” anche per i patrimoni architettonici e artistici al loro interno. Le chiese non più utilizzate per il culto si avviano appunto all’abbandono, chiuse per anni senza che si intervenga più.
È il caso della bellissima chiesa delle Terese, la cui proprietà si palleggiando da anni Curia e Comune, ma che intanto sta là, con i vetri rotti e sempre più degradata. Ma nulla più si sa, ad esempio, delle condizioni della chiesa di San Giovanni Novo, per un breve periodo sede del Museo Guidi, prima che il Comune decidesse di rifiutare la donazione degli eredi del pittore, e da allora irrimediabilmente vuota.
Precarie sono anche le condizioni della chiesa di Santa Maria del Pianto, che il Comune voleva riservare per i funerali laici e che invece, dopo il no della Curia, è rimasta così com’è. A rendere tutto più difficile, la multiproprietà delle chiese veneziane. Parte di esse non appartengono più solo alla Curia, ma anche al Comune, all’Usl, ai privati. Di certo c’è solo il pessimo stato di conservazione di buona parte di esse.
A questo tema è in parte dedicato anche il convegno «Vuoto/pieno - i caratteri della Venezia che cambia» che l’Iuav organizza domani (dalle 14.30) e giovedì nella sua sede dei Tolentini, curato dalle docenti Monica Centanni, Laura Fregolent e Sara Marini. La prima sessione è dedicata proprio a «L’arcipelago delle chiese chiuse di Venezia: eredità, usi, progetti a confronto», interrogandosi sul fatti che trasformazioni che interessano questi manufatti sono il riflesso della perdita di abitanti del centro storico, sanciscono usi e assenze nel tessuto urbano, rappresentano occasioni per definire una nuova idea di città. Attraverso il confronto tra diverse esperienze progettuali l’incontro vuole servire a verificare le possibilità concrete di riuso di questi spazi.
Per questo è particolarmente atteso l’intervento di Don Gianmatteo Caputo, delegato patriarcale per i Beni culturali è intervenuto qualche tempo fa a questo proposito all’Assemblea dei Comitati privati per chiarire l’apertura fatta nella stessa occasione dal patriarca Francesco Moraglia al riuso delle chiese oggi non più utilizzate o che non hanno più funzioni di culto. Sono in tutto una decina le chiese su cui la Curia sta ragionando per riaprirle, con funzioni che però non tradiscano il senso dei luoghi, per progetti condivisi anche dal Patriarcato. La prima che dovrebbe essere riaperta è quella di San Fantin.
Grazie anche a un contributo della Regione sarà realizzato un nuovo sistema di illuminazione e un nuovo riscaldamento sotto un pavimento “flottante”, installato e che consentirà alla chiesa di poter essere utilizzata per più funzioni. L’altro edificio su cui si interverrà è il Tempio Votivo del Lido, su cui è già partito il restauro finanziato anche dal Comune e che sarà così recuperato, dopo anni di chiusura, a un uso continuativo anche nella parte superiore.
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