Venezia, l’appalto Coletti fa litigare i costruttori dell’Ance

Un appalto da 10 milioni di euro fa litigare i vertici dei costruttori veneziani. E il vicepresidente dell’Ance, Daniele Roncali, ha impugnato al Tar la delibera di assegnazione citando a giudizio il suo presidente Vincenzo Errico, titolare della Errico costruzioni spa. Uno scossone per l’Ance veneziana, da tempo in preda a polemiche interne. Adesso nella bufera per via di un’assegnazione che la Iccem contesta con forza. Una «pratica illegittima» secondo i ricorrenti, che si sono rivolti all’avvocato Gaetano Guzzardi per chiedere l’annullamento dell’atto. Causa che sarà discussa stamattina al Tar, affidata al presidente Bruno Amoroso. La storia riguarda una gara d’appalto bandita l’anno scorso dall’Opera Pia Coletti per la «progettazione e l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione del complesso edilizio1 a Cannaregio, in fondamenta di San Girolamo». Nella grande area dell’Opera pia, un tempo occupata dal patronato e dalle scuole, il Comune ha deciso di realizzare 68 appartamenti. L’Opera Pia pubblica il bando il 3 dicembre del 2010. La commissione presieduta dall’ingegnere del Comune Manuel Cattani aggiudica definitivamente l’appalto il 9 febbraio scorso alla cordata di imprese (Ati) costituita da Errico, dalla Salmistrari costruzioni e restauri e dalla Siram spa, impresa di impianti che già lavora in città in molti project financing dove è presente la Sacaim, come il nuovo padiglione Jona del Civile. La cordata composta dalla Iccem (capogruppo) insieme alla Vettore costruzioni e al Consozio Stabile srl. Secondo i ricorrenti «l’aggiudicazione e le operazioni di gara sono viziate». E nella memoria depositata al Tar si parla esplicitamente di «malgoverno durante le operazioni di gara, perchè la commissione avrebbe valutato le offerte senza identificare correttamente gli offerenti». Ma la contestazione principale riguarda le valutazioni espresse. «La nostra offerta aveva un ribasso del 20 per cento, dunque avrebbe fatto risparmiare al contribuente, visto che si tratta di soldi pubblici, almeno un milione di euro», sostengono all’Iccem. «Illegittime», secondo il legale dell’impresa anche le valutazioni fatte sulla qualità dell’offerta (65 punti su cento andavano su questa voce). Perché alcuni interventi migliorativi proposti – maggior numero di appartamenti previsti,d a 68 a 71, abbaini e sopraelevazioni non previsti dal bando, dovranno passare attraverso la commissione di Salvaguardia, trattandosi di modifica dei prospetti esterni del nuovo fabbricato. Dunque i tempi potrebbero allungarsi, con un rischio di bocciatura e in ogni caso non contenuti nell’appalto. Infine, i legali della Iccem contestano la «mancata custodia della documentazione e la sua riservatezza». Insomma, una polemica durissima che stavolta riguarda direttamente i vertici delle imprese edili cittadine. E il ricorso in discussione stamattina non è semplicemente una guerra tra imprese che hanno perso l’appalto. Ma testimonia di un nervosismo dilagante e di accuse che circolano tra la base della categoria sulle assegnazioni di appalti. In periodo di crisi, il lavoro è diminuito. E’ dunque ogni appalto viene conteso tra un gran numero di aziende. Nelle gare ricorrono spesso gli stessi nomi. Ma adesso Roncali, che lo scorso anno era tra i canaidati alla presidenza, ha deciso di aprire un nuovo fronte. «Chiediamo trasparenza e rispetto delle regole», dice, «anche a tutela dei nostri dipendenti e anche di sapere come mai la nostra offerta, che costava un milione in meno di quella delle altre imprese, sia stata scartata. Alla fine siamo arrivati terzi, preceduti anche dal Coveco, il Consorzio veneto delle coop». Adesso toccherà ai giudici amministrativi provare a far luce sulla vicenda.
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