Venezia, i giovani "aprono" l'ex trattoria Vida: «Non diventi l'ennesimo hotel»

VENEZIA. Occupata la Vida. Anzi, “aperta”, come ci tengono a sottolineare i giovani residenti di campo San Giacomo dall’Orio, che giovedì mattina si sono accodati ai tecnici della Regione in sopralluogo dopo la vendita dell’immobile, e non ne sono usciti più.
E da quel momento è un via vai di bambini che giocano, genitori che preparano merende, gruppi di lavoro che pianificano programmi e manifestazioni per riaprire l'ex trattoria che la Regione ha appena venduto per 911 mila euro alla famiglia Bastianello (Pam-Panorama) alla città.

«Non stiamo occupando», parla a nome di tutti Riccardo, «solo riaprendo alla città uno spazio chiuso da troppo tempo e che non vogliamo diventi l’ennesimo albergo o ristorante. Per questo chiediamo al Comune, alla Soprintendenza, allo Stato di esercitare il diritto di prelazione sull’acquisto di questo immobile vincolato e di aprire alla città uno spazio dalla storia antica».
E subito il grande spazio in campo San Giacomo dall'Orio ha attirato per tutto il giorno centinaia di residenti, che hanno portato anche fotografia "del campo com'era", organizzando una mostra fotografica. Tra bambini che giocano e mamme che preparano merende, l'appuntamento alla città è per il "Pranzo con la Vida", sabato 30 all'ora...di pranzo, appunto.

Naturalmente giovedì sul posto sono subito arrivati carabinieri e agenti della Digos, che hanno identificato tutti i presenti, informandoli del rischio di essere denunciati per occupazione ed eventuale resistenza. La Regione - dopo un primo momento in cui sembrava determinata a chiedere lo sgombero immediato - ha poi deciso di prendere tempo, diffondendo una nota ufficiale per ricostruire i tempi dell’eventuale prelazione: 60 giorni a partire dalla stipula del contratto di vendita ad Alberto Bastianello (della famiglia di soci fondatori Pam e Panorama), registrato il 25 settembre. La soprintendenza raccoglierà l’eventuale richiesta e la girerà al ministero per i Beni culturali, che dovrà decidere se rinunciare alla prelazione a favore di qualche ente pubblico interessato. Il prezzo deve restare lo stesso pagato dai privati: 911 mila euro. Se nessuno si farà avanti, il 25 novembre la Vida sarà della famiglia Bastianello.
Ed è in questo lasso di tempo che i residenti, le associazioni culturali Omnia, About e Il Caico sperano di inserirsi, facendo da settimane fronte comune per una destinazione pubblica e aperta alla città della Vida, che nel frattempo - ieri pomeriggio - è stata “occupata” dai giochi e i colori dei bambini, da famiglie riunite per discutere dei progetti di riutilizzo dei locali, per mangiare e fare musica in compagnia (stando attenti a non far danni), preparando anche il pranzo pubblico già lanciato per domani proprio per accendere ancor di più i riflettori sul futuro della Vida, dopo le cene in campo e il cineforum dei giorni scorsi.
Da più di un anno, infatti, associazioni culturali e residenti sono mobilitati per cercare di allontanare lo spettro della vendita. In quest’edificio di campo San Giacomo dell’Orio ha avuto sede il primo “teatrino anatomico” per lo studio della medicina: e proprio attorno alla riscoperta di questa storia, era stato ufficialmente presentato alla Regione Veneto un progetto di riutilizzo culturale di questi spazi, che nel tempo hanno poi ospitato una storica osteria e uno dei primi Arci Gay a livello nazionale, fino a quando la Regione se ne era reimpossessata, ristrutturando i grandi locali per farne uno dei suoi tanti archivi.
Fino alla decisione della giunta Zaia di metterlo in vendita, insieme a molti altri edifici: all’asta persino Palazzo Balbi, sede della giunta regionale in volta di Canal Grande. Ma in una città dove ogni palazzo si trasforma in albergo, il destino della Vida - per i residenti di San Giacomo - non è segnato. «È un bene sottoposto a vincolo: il Comune non dia il cambio d’uso», incalzano gli “occupanti, «in una città che sta perdendo la sua identità, chiediamo che un ente pubblico intervenga esercitando la prelazione a favore della cittadinanza e di un uso aperto della Vida ai residenti».
Quella che immaginiamo non è un'opposizione fine a se stessa, ma azioni capaci di innescare processi virtuosi. Un cantiere di idee e progetti per immaginare nuove vie in grado di contrapporsi all'inesorabile svendita di Venezia. Venite alla Vida!
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