Venezia, commercialista suicida trovato dai colleghi

Da qualche tempo aveva dato segni di depressione. Ieri la tragedia nel suo studio. Le urla disperate delle segretarie dopo la scoperta del corpo senza vita

VENEZIA. Da qualche tempo aveva dato segni di depressione nonostante avesse una bella famiglia e un lavoro di prestigio in uno degli studio di commercialisti tra i più noti di Venezia. Un tarlo che l’aveva consumato pian piano, senza che nessuno potesse realmente farci niente, fino al drammatico epilogo di ieri mattina. Il professionista si è tolto la vita nell’archivio del suo studio in centro storico che divideva con altri colleghi.

A trovarlo ormai esanime è stata una segretaria che, ieri poco prima delle 9, era entrata nella stanza adibita ad archivio per prendere un fascicolo. Entrata nella stanza, si è trovata davanti al suo datore di lavoro riverso a terra. La donna ha gridato, facendo accorrere le altre due segretarie che, a loro volta, si sono precipitate in calle per chiedere disperatamente aiuto. In loro soccorso sono saliti in studio anche alcuni operai che stavano lavorando in un cantiere vicino ma per l’uomo non c'era ormai più nulla da fare.

Le indagini dei carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Paola Tonini, non lasciano margine a dubbi. Il medico legale, accorso sul posto, ha eseguito una prima ricognizione sul corpo confermando il suicidio che era avvenuto poco prima, presumibilmente quando lo studio era ancora chiuso. Poco prima erano arrivati anche i vigili del fuoco e i militari di San Zaccaria che hanno ascoltato le segretarie e i colleghi del commercialista.

Secondo quanto è emerso dalla loro testimonianza l’uomo soffriva da tempo di depressione che nemmeno l’affetto della famiglia, dei colleghi e degli amici erano riusciti a lenire. Una disperazione lenta ma inesorabile nel quale l’esistenza dell’uomo era sprofondata senza rimedio.

Negli ultimi giorni, in particolare, il suo mal di vivere sembrava diventato più pesante che mai ma nessuno avrebbe potuto immaginare che arrivasse al gesto estremo.

Secondo i primi accertamenti, l’uomo non avrebbe lasciato messaggi o lettere. Forse perché tutto era ormai tragicamente, irrimediabilmente chiaro.

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