Venezia “città invisibile” vince il primo premio al Festival di Tokyo
Federico Povoleri, scrittore di 55 anni, lavora come regista alla Fenice. Con il suo obiettivo è andato alla ricerca dei suoi ricordi di adolescente

Venezia "città invisibile": le foto di Povoleri trionfano a Tokyo
VENICE. Frammenti di una Venezia che non si vede, eppure c’è. Basta saperla cercare: negli angoli meno battuti, negli orari più scomodi. E così, a svelarsi è una città lontana dalla cartolina nota e stereotipata in tutto il mondo. Una città che non ha tempo, è immutata anche quando è il tempo stesso che la costringe a cambiare. Così, nero su bianco, l’obiettivo di Federico Povoleri è riuscito a immortalare l’essenza, tanto quotidiana quanto eccezionale, di una “Città invisibile”. E il suo progetto fotografico di otto foto ha vinto di recente il Tokyo International Foto Awards.

Lui, veneziano di 55 anni, è regista e scrittore di professione. Di foto, in realtà, se ne occupa solo per una passione nata da giovane. Il lavoro lo porta altrove. A 20 anni è sceneggiatore per Topolino, poi ottiene il diploma in tecniche e documentazione audio-video ed editing digitale alla Fenice. E sempre per il teatro veneziano inizia la sua carriera di regista. Membro dell’associazione fotografica Marco Polo, negli ultimi anni, inizia ad avvicinarsi alla street photography. Un’esigenza, più che altro. «Venezia è altra cosa rispetto alle copertine patinate che si vedono in giro per il mondo. Io ricercavo quei momenti che ne testimoniassero l’anima», rivela. È così che gli balena l’idea di un libro fotografico: la “Città invisibile”. È un tributo a Italo Calvino e al celebre libro in cui Marco Polo descrive al Kublai Khan città surreali e frutto della fantasia.

Per Povoleri, si tratta di un “paradosso”: Venezia, con i suoi quasi trenta milioni di visitatori l’anno, tutto è fuorché invisibile. Eppure questa dimensione per Povoleri esiste, anche se è indecifrabile a chi non la conosce. La sua idea, però, non riceve interesse. È allora che inizia a partecipare a concorsi internazionali: Ipa a New York, Pix 3 a Parigi e il Tifa di Tokyo. I partecipanti sono grandi professionisti internazionali.

Le sue foto hanno successo, riceve diverse menzioni speciali. Fino alla medaglia d’oro di Tokyo. «E pensare che tutto nasce dai miei ricordi di adolescente», spiega Povoleri, «quando la mia città era molto più vivibile».
Sono anni di trasformazione per Venezia, le sue calli vengono sempre più riempite di visitatori e il suo tessuto economico e sociale si trasforma, segnando la ritirata progressiva di residenti e attività artigianali. L’età media si alza, e appare evidente da un particolare: «Per me - dice il fotografo - era normale vedere nei campi di Venezia vedere i bambini giocare a pallone. C’è stato un cambiamento nell’arco di pochi anni, mi sono reso conto che per quanto l’archtettura, con la sua magnificienza, non sia cambiata, ad essere travolta è la quotidiantià».
Così, per non perdere la memoria, Povoleri decide di andare in giro. Alla ricerca della sua Venezia vissuta da adolescente. Un viaggio nel tempo, testimoniato dal bianco e nero che è qualcosa in più di una scelta stilistica: «È il modo di esprimere le sensazioni di una città vissuta e ancora presente». —
Eugenio Pendolini
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