Venezia, affitti cari, chiude l’ultimo intagliatore

VENEZIA. La prima volta che Toni Dalla Venezia, l’ultimo intagliatore rimasto in città, ha messo piede in una bottega, aveva 11 anni. Oggi ne ha 81 e non dorme alla notte al solo pensiero di non avere più un laboratorio. Da quando ha saputo che il 30 dicembre l’affitto aumenterà da 1.000 a 2.500 euro, non riesce a immaginare come potrà essere la sua vita. «I proprietari mi hanno detto di lasciare il posto come l’ho trovato», racconta, «Ma è difficile trovare la quantità di pantegane che c’erano al mio arrivo, quarant’anni fa». L’intagliatore è preoccupato di non poter tramandare la sua conoscenza: «Non chiedo uno spazio grande», afferma, «ma vorrei che il Comune desse agli artigiani un posto dove poter lavorare e preservare quel patrimonio che sono i lavori artigianali veneziani».
Dal 1973 Dalla Venezia, alto e magro con due grandi occhi azzurri, si alza alla mattina presto per arrivare da Ca’ d’Oro a San Stae, nella sua bottega in Fondamenta de Ca’ Pesaro. Quando entra, appende il cappotto all’attaccapanni e si mette il grembiule per non sporcare camicia e cravatta. Poi inizia a preparare le cornici, come ha sempre fatto. Suo padre lavorava ai cantieri navali e con un solo stipendio in casa era impossibile sfamare quattro figli. «Dopo la quinta elementare», racconta, «ho avuto la fortuna di essere preso come tuttofare nella bottega di uno degli ultimi intagliatori, Emilio Canestrelli. Questo è un mestiere che non si insegna, s’impara facendo». A 20 anni gli arriva la proposta di andare in Francia per scolpire la pietra. Coglie l’occasione e si trasferisce. Dopo qualche anno dirige un laboratorio di cornici in Costa Azzurra, dove incontra Pablo Picasso: «Mi voleva bene», ricorda, «Amava la gente che sapeva lavorare». Di Picasso ancora oggi conserva nella sua bottega alcuni manifesti di mostre dell’artista che lui stesso ha incorniciato.
La vita in Francia gli piace, ma gli manca Venezia, quella città che nonostante tutto è difficile dimenticare. «Quando sono tornato, questo posto era senza finestre», spiega, «Non so cosa vogliono farci i proprietari, ma me ne dovrò andare». Oggi la bottega ha un colore che predomina, l’oro. Sono d’oro le cornici, le sculture di Dalla Venezia, le rifiniture di legno. Non è un oro originale, ma una soluzione che lo rende più opaco e che l’artigiano predilige. L’oro illumina le foto in bianco e nero dei suoi figli - Diana, Marina e Davide - che sono tutti artisti, di sua moglie Iva e anche una sua, scattata in Francia dal fotografo di Picasso, André Villers: «Picasso lo salvò da brutti giri», racconta tornando con la memoria a Mougins, «Si accorse che aveva un buon occhio e gli regalò una macchina fotografica».
La bottega di Dalla Venezia è un libro aperto di ricordi. In una stanza ci sono delle macchine da falegname che non si sa che fine faranno: «Mi basta poco, ho ancora forza ed entusiasmo di lavorare», afferma Dalla Venezia guardando gli strumenti di una vita. E lancia un appello: «Il Comune non ha uno spazio per l’ultimo intagliatore di Venezia?».
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