Venezia, A Santa Maria Maggiore 80 detenuti oltre il limite

Tensioni sempre più accese nel carcere maschile, in un anno otto tentati suicidi. Mancano braccialetti elettronici, compensi irrisori per gli interpreti
BOLLIS INTERPRESS VENEZIA 13.01.2009.- CARCERI SANTA MARIA MAGGIORE.
BOLLIS INTERPRESS VENEZIA 13.01.2009.- CARCERI SANTA MARIA MAGGIORE.

VENEZIA. Svuotare le carceri sovraffollate ricorrendo al “braccialetto elettronico”? Lo prevede la legge dal lontano 2013, ma solo sulla carta: «La richiesta dei magistrati sulla disponibilità degli strumenti elettronici di controllo rimane di solito senza risposta».

Così, anche dare a un imputato straniero un interprete è un diritto, stabilito dal decreto 129/2014, ma anche qui bisogna fare i conti con i mille guai del quotidiano: «Normativa di per sé condivisibile e necessaria, che si scontra con le difficoltà degli uffici di repererire gli interpreti, a volte perché la lingua o più spesso il dialetto parlato dall’imputato è poco diffuso, più spesso a causa dell’irrisorietà dei compensi e il ritardo, anche di anni delle liquidazioni». La legge impone gli interpreti, ma poi l’Erario non li paga.

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Paradossi. Interpreti sotto pagati o imputati che parlano dialetti sconosciuti, controllo elettronico dei detenuti che esiste solo sulla carta, sono due dei tanti paradossi raccontati - pur con toni formali - nella relazione di accompagnamento all’inaugurazione del nuovo anno giudiziario, a firma dell’ex presidente della Corte d’Appello Antonino Mazzeo Rinaldi, su dati forniti dalla presidente del Tribunale di Venezia Manuela Farini. Vere e proprie emergenze quotidiane per uffici sommersi da una mole immensa di procedimenti, con la responsabilità di avere la vita e la libertà delle persone tra le mani.

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I dati. La vita della giustizia penale degli uffici veneziani - e quella dei cittadini coinvolti nelle cause, come imputati o vittime - è scandita dalla pressione di un macigno di 25.544 procedimenti pendenti in Procura, nonostante la mole di lavoro che nell’ultimo anno ha di fatto pareggiato le cause nuove in entrata con quelle vecchie in uscita (16 mila) ed ha visto il Tribunale di Venezia impegnato in un superlavoro che a fronte di 10 mila pendenze e 11 mila procedimenti definiti, con un saldo finale di 7.373 fascicoli a ora a giudizio.

Carcere e suicidi. Meno che nel passato, ma sempre sovraffollato. È la grave quotidianità del carcere di Santa Maria Maggiore, dove si contano 224 detenuti laddove dovrebbero stare in 144 (con punte anche di 237). Una situazione aggravata da tensioni sempre più accese: nell’ultimo anno si sono registrati otto tentativi di suicidio (per fortuna sventato dall’intervento degli agenti penitenziari) e 55 atti di autolesionismo. Decisamente migliore la situazione alla casa di reclusione femminile di Venezia, dove le detenute sono 63 a fronte di 122 posti disponibili nelle celle. Anche qui, comunque, il personale di custodia è intervenuto per sventare un tentativo di suicidio e soccorrere due donne per ferite auto inflitte.

I buchi neri. Se da una parte la norma prevede una nuova serie di istituti per liberare le carceri, pur contemplando la pena, dall’altra mancano gli strumenti. Così come per il braccialetto elettronico, la presidente del tribunale veneziano Farini, rileva come siano sì aumentati gli “affidamenti in prova” (passati da 21 a 39), rilevando gli effetti positivi di questi istituti, ma lamenta il ritardo (di mesi se non di anni) con coi l’Uepe, il cui organico è rimasto immutato, provvede alla trasmissione del programma».

Tempi lunghi e risarcimenti. Le statistiche veneziane registrano anche un’impennata nel numero delle cause di risarcimento presentate in nome della Legge Pinto, che tutela chi abbia subito i tempi lunghi della giustizia, con un’ “irragionevole durata del giudizio”: se nel 2014 erano state 97, nel 2015 sono salite a 99 e nel 2016 moltiplicate a 245.

Roberta De Rossi

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