Venezia. A San Marco: «Piano d’urto in Piazza per fermare i gabbiani»

Appello dell’Associazione a Comune e Soprintendenza: situazione pericolosa. Proposte strisce di nylon per impedire l’atterraggio su tavolini e clienti  
Interpress/GF.Tagliapietra Venezia. 19.06.2018.- GABBIANI
Interpress/GF.Tagliapietra Venezia. 19.06.2018.- GABBIANI

Esplosione di gabbiani aggressivi a Venezia. Premiato il filmato

VENEZIA. Lotta al gabbiano. La presenza dei volatili, sempre più aggressivi e affamati, è diventata un’emergenza. In piazza San Marco non è più una questione di folklore, con le foto del gabbiano che ruba il panino. «Gli assalti sono decine al giorno, li vediamo dalle finestre», indica Raffaele Alajmo, lo chef padovano che ha restaurato lo storico Caffè Quadri, «abbiamo chiesto l’intervento del Comune».

Interpress/GF.Tagliapietra Venezia. 19.06.2018.- GABBIANI
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C’è poco da scherzare, ammonisce Alajmo. Perché l’invasione sta producendo danni economici, ma anche danni ai monumenti. E a volte un vero pericolo per le persone. Mentre parla, due volatili arrivano in picchiata e puntano un turista con panino. Hanno vista acuta e l’aspetto del rapace, il becco adunco e una memoria eccezionale. Sanno che a quell’ora il movimento intorno ai bar è massimo. E vanno a prendersi il cibo. Episodi che adesso preoccupano.



Così l’Associazione, che raccoglie negozi e locali storici della Piazza, ha deciso di muoversi. Con il presidente Claudio Vernier, titolare del Todaro, e lo stesso Alajmo (vicepresidente) ha finanziato una ricerca e presentato un progetto di intervento al Comune e al sindaco Luigi Brugnaro. «Aspettiamo una risposta», dicono, «la situazione sta peggiorando».

La presenza dei gabbiani è andata aumentando in modo esponenziale negli ultimi anni. Sono oltre 4 mila gli individui censiti nella città storica, 500 le coppie nidificanti. Dieci anni fa erano soltanto una trentina. Il nuovo sistema di raccolta rifiuti di Veritas ha eliminato un gran parte i rifiuti per la strada. E dunque il potenziale cibo per i gabbiani. Che però adottano altre tecniche. Come l’assalto la cattura di colombi, seppie e granchi, gli avanzi di pesce in Pescheria a Rialto. «Sono aggressivi», protestano gli operatori del mercato. Grida e ali aperte, atteggiamenti che spaventano. Anche perché il gabbiano reale può raggiungere anche il mezzo metro di lunghezza, becco giallo e capace di spezzare il legno, struttura resistente.



La Pescheria, ma anche campo Santa Margherita. E naturalmente piazza San Marco. «Siamo preoccupati», dice Vernier, «perché molti dei nostri clienti non si siedono più ai tavolini. Leggono sui siti degli assalti improvvisi e si chiedono cosa sta succedendo». Come fermare l’invasione però non è ancora deciso. Il gabbiano reale è specie protetta, secondo la legge 157 del 1992. Dunque non può essere catturato né ucciso. Resta la dissuasione e la caccia ai nidi. «Una delle richieste dei Caffé di piazza San Marco è ad esempio quella di proteggere i tavolini con strisce di nylon, quasi invisibili, che possano impedire l’atterraggio dei volatili sui tavolini o sulle teste dei clienti.

Una richiesta è stata presentata al Comune e alla Soprintendenza, in attesa di risposta. Altre proposte riguardano l’azione sui nidi, con la distruzione delle uova, limitando così la capacità di riproduzione. Ma intanto il fenomeno dilaga. Di notte si sentono le urla dei gabbiani che volano in laguna o sopra i tetti della città. Nidificano su finestre e case abbandonate, sono aggressivi soprattutto quando c’è in ballo la salvezza del loro piccolo, il grigio «giovane involuto». La madre sorveglia dal cornicione più alto, e spesso attacca chi si avvicina al piccolo.

Emergenza anche a San Michele, dove Veritas sta sperimentando sistemi di dissuasione acustica per allontanare i volatili che attaccano anche gli anziani. «Al Comune abbiamo presentato un pacchetto di proposte», dicono Vernier e Alajmo, «e adesso ci aspettiamo una risposta operativa in tempi brevi. La situazione sta diventando pericolosa». «Voglio fondare la Lipeu, la Lega per la protezione dell’essere umano», dice Alajmo.

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