«Valeria sia un monito contro l’odio»

«Il ricordo della vita spezzata di Valeria e di quanti hanno subito violenze simili alla sua sia motivo di riflessione e di monito per costruire un futuro in cui l’intolleranza e l’odio non trovino più modo di esprimersi». Con queste parole il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, ha voluto essere vicino alla famiglia della giovane veneziana che esattamente un anno fa, moriva al Bataclan, vittima dell’odio omicida che non guarda in faccia nessuno, del terrore armato che ha fatto calare sull’Europa un velo di strazio. Il Patriarca, che si raccolse in piazza San Marco assieme ai capi delle altre fedi attorno al feretro di Valeria, ieri ha lanciato un appello di pace. «A un anno dalla tragica morte di Valeria Solesin», ha scritto Moraglia, «il ricordo affettuoso e triste va a lei e alla sua vita di giovane donna e intelligente ricercatrice, drammaticamente spezzata, e poi ai genitori e al fratello - la loro testimonianza di grande dignità e compostezza è viva in quanti, attoniti, si erano stretti a loro in quei tragici giorni - e infine a tutti coloro che le hanno voluto e le vogliono bene. Al loro immenso dolore si unisce quello di quanti - veneziani e non - hanno a cuore la sacralità e il rispetto di ogni vita umana e i valori della libertà e del rispetto fra i popoli, le culture, le religioni. Il ricordo di Valeria sia motivo di monito per costruire un futuro in cui l’intolleranza e l’odio non trovino più modo di esprimersi. Ricordando che, in occasione del funerale in Piazza San Marco la famiglia aveva richiesto una benedizione e una preghiera, oggi, anniversario della barbara uccisione della carissima Valeria, la ricorderò, in modo particolare all’altare del Signore, nella celebrazione della santa messa».
Anche il presidente della comunità islamica di Venezia e provincia, Amin Al Adhab, riflette sulle vicende del Bataclan: «Ho visto la mamma di Valeria, sono ricordi dolorosi che devono essere tradotti in fatti concreti, perché la sua morte non è stata vana. Rispetto alle tante parole che tutti ci eravamo scambiati allora, non ho visto questa nuova grande apertura reciproca tra di noi, non mi sembra che ci sia stato un salto in avanti, ma non è colpa di nessuno. Serve la collaborazione di tutti, perché oggi più che mai l’intolleranza, la paura, la destra xenofoba stanno prendendo piede e il dialogo è sempre meno forte: noi che proviamo il dolore della perdita, sentiamo forte l’esigenza di dialogare, ma a volte siamo impediti. Serve un cambio di passo, urge passare dalle parole ai fatti, il dialogo e la pace meritano un lavoro molto più di equipe da parte di tutti. L’appello di allora è valido ancora di più oggi: per una società migliore bisogna darsi da fare tutti. Il mio pensiero va alle vittime che pagano con la loro vita e chi continua a morire per colpa dell’Is».
Marta Artico
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia