Una corona per ricordare Pateh Sabally

Manifestazione di cordoglio venerdì pomeriggio alla Stazione per il giovane gambiano che si è suicidato lasciandosi annegare dopo che era stata respinta la sua richiesta di asilo. Il Comune disponibile a pagare i funerali
VENEZIA. Una corona per ricordare Pateh. Venerdì 27, alle 17, sulla riva della stazione Santa Lucia, a Venezia, si terrà una commemorazione  di Pateh Sabally, il giovanissimo gambiano morto annegato nelle fredde acque del Canal Grande, dove si è lasciato andare domenica pomeriggio, in un suicidio ripreso dalla telecamera della rete di videosorveglianza di Actv e quattro telefonini, tra le centinaia di persone che hanno seguito dalle rive la tragedia.
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 Nelle immagini si vede un vaporetto che affianca il giovane ancora al centro del Canale, lanciandogli quattro salvagente che però non raccoglie, per poi sparire sul fondo, tra le grida d’incitamento di chi chiedeva al personale Actv di gettarsi in acqua, insieme però anche al brutale derisione di chi urlava «Africa», «insemenio», «...eroa neghite». Frasi che fanno raggelare, ma che non trascenderebbero in un’imputazione.
 
 
Intanto il pubblico ministero Massimo Michelozzi ha deciso di effettuare l’autopsia sul corpo. Non ci sono ipotesi di reato, infatti, nel fascicolo aperto dal pm Michelozzi, quanto la volontà di chiarire tutte le circostanze di questa terribile storia personale. L’autopsia sarà effettuata forse già oggi dalla medico legale Amalia Boscia, chiamata a stabilire se il giovane avesse assunto qualche sostanza: ma il quadro di questa tragedia sembra definito nella scelta volontaria del 22enne gambiano di togliersi la vita.
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 Nessuna responsabilità di omissione di soccorso neppure da parte del personale Actv, che a fronte di un uomo a mare ha l’obbligo di lanciare i salvagente, ma non deve abbandonare il mezzo, a tutela dei passeggeri. La polizia è riuscita a rintracciare a Frosinone un cugino del ragazzo, che ha raccontato di aver cercato invano di mettersi in contatto con lui, da settembre: tutti i parenti del giovane si trovano in Germania. 
 
Intanto, don Nandino Capovilla, parroco a Marghera, ha organizzato per venerdì 27 “Una corona per il giovane Pateh”, dando appuntamento alle 17 nel piazzale della Stazione di Santa Lucia, a quanti vorranno esserci e ai profughi del Gambia per ricordare Pateh, con una corona di fiori dei colori del suo Paese.
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 «Caro Pateh, amico nostro sconosciuto, quanto tormento, quanta disillusione, quanta infinita solitudine devono averti stritolato il cuore», scrive don Nandino nel suo profilo Facebbok, «'El fa finta, disgraxià', dicono che qualcuno abbia gridato mentre annegavi. Ma non facevi finta. Hai detto, disperatamente, basta. Basta vita ai margini, basta incertezze, basta attese esasperanti. Se all’ultimo minuto della tua breve esistenza sei diventato fragile, è perché il salvagente dei diritti, dell'accoglienza degna, calorosa e semplicemente umana ti è stato lanciato tardi, o male, chissà».
 
Intanto il Comune annuncia la propria disponibilità alle spese per il funerale di Pateh Sabally si è dichiarato disponibile a provvedere il Comune, attingendo al “Fondo di solidarietà” del Comune di Venezia, alimentato dall'intero importo dell’indennità del sindaco Luigi Brugnaro.
 
«È un gesto di rispetto di Venezia verso Pateh Sabally e i suoi sogni infranti - ha dichiarato il sindaco Brugnaro. La morte di questo giovane ha lasciato in tutti noi un sentimento di tristezza e di umana pietà verso chi, di fronte alle avversità della vita, non trova più la forza di reagire alla disperazione. Si è trattato di un gesto di disperazione personale e ancora una volta è necessario stigmatizzare chi fa polemiche e sciacallaggio sulle tragedie, ma anche testimoniare con forza che la pietà per la persona umana rimane immutata, degna di essere sempre rispettata. Alla politica "buonista" voglio altresì ricordare che non si possono continuare ad alimentare le speranze di mezzo mondo di venire in Italia. Bisogna che tutti si rendano conto dell'impossibilità, per il nostro Paese, di continuare a gestire un tale fenomeno di massa come si è fatto finora. Bisogna capirne le implicazione future, soprattutto le tragedie e le sofferenze che vengono subite da queste persone».
 
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