Un bosco di dieci ettari per proteggere le case
Scorzè. Conto alla rovescia per l’apertura del polmone verde ideato in difesa dell’abitato di Cappella dopo l’apertura del Passante e del casello autostradale

SCORZÈ. Tra pochi giorni si inizieranno a mettere migliaia di piante che dovranno formare il bosco di Cappella. Una notizia attesa da tempo, tanto che l’azienda dell’acqua minerale San Benedetto presenterà il progetto a metà mese, anche per discutere di quanto si è fatto per limitare le emissioni in atmosfera. Un’iniziativa unica nel suo genere e prima nella storia della fabbrica di viale Kennedy per sottolineare l’impegno profuso del Gruppo sui temi del rispetto e della tutela del territorio e dell’ambiente. L’opera si era resa necessaria dopo la costruzione una quindicina d’anni fa del Passante prima e del casello Martellago-Scorzè poi (quest’ultimo aperto ad aprile 2015), per andare incontro alle esigenze dei cittadini di Cappella, con il territorio compromesso dall’autostrada. I cantieri avevano interessato proprio un’area incontaminata, ricca di flora e fauna, dove più di un cittadino aveva alzato gli scudi per difenderla.
C’erano state proteste, riunioni e alla fine, oltre al Passante Verde, si è deciso di ricostruire questa “foresta”, che dovrà fungere da barriera per tutto il vicino abitato. Questo servirà a ridurre l’impatto sull’ambiente dell’inquinamento provocato dalle migliaia di mezzi ruotano attorno non solo al casello ma pure sulle strade di accesso.
Tenendo presente che nell’arco di pochi mesi ci sarà anche la bretellina di un chilometro, allo scopo di collegare la Moglianese allo stesso casello. Non solo, perché dovrà ridurre i rumori provocati dal passaggio delle macchine dei camion. In futuro, all’interno del bosco, si potrà passeggiare tra i viali e i laghetti dove oggi c’è una distesa di terra e poco altro. Non sarà un parco e l’obiettivo è consentire agli arbusti di diventare un polmone verde con un’opera che possa essere a favore delle generazioni di oggi e di domani. L’intervento interesserà una superficie di 10 ettari, a cavallo del Dese, e troveranno posto specie arboree tipiche del bosco della pianura padana, come il pioppo e il salice.
L’idea è del Consorzio di bonifica Acque Risorgive e troveranno posto 16 mila di piante acquatiche e altre 15 mila di vario genere tra cui 6 mila a carico della San Benedetto che ha collaborato con la Treedom, una piattaforma in internet in grado di piantare un arbusto a distanza e seguirlo attraverso la rete. Inoltre sarà ricostituito l’habitat naturale dell’ecosistema umido della pianura veneta, grazie ad arbusti e specie tipiche tra cui quelle minacciate di estinzione. Non saranno usati additivi chimici e sarà un’area naturale.
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