Tutto quello che manca per essere “Pd davvero”
Piero Fassino domani al Laurentianum con Renzo Guolo e Paolo Possamai per discutere di riformismo, globalizzazione, cambiamento, tutela dei diritti

27/08/2013 Roma, conferenza stampa dell'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia sull'IMU. Nella foto Piero Fassino, sindaco di Torino e presidente ANCI
Come riunire i cocci di un centrosinistra frammentato in vista delle prossime elezioni? E come deve evolversi il riformismo per stare al passo con i tempi? Se ne parlerà domani al Laurentianum di Mestre alle 17.45 in occasione della presentazione del libro “Pd davvero”, scritto da Piero Fassino, ex sindaco di Torino, ma soprattutto uno dei padri fondatori del Pd.
Insieme all’autore, interverranno Renzo Guolo, docente all’Università di Padova, e Paolo Possamai, direttore dei quotidiani veneti del Gruppo Gedi, “Nuova Venezia, “Mattino di Padova”, “Tribuna di Treviso” e “Corriere delle Alpi”. L’incontro sarà introdotto da Nicola Pellicani, segretario della Fondazione Gianni Pellicani.
Vari gli spunti di riflessione proposti nel libro: dai temi cruciali che il Pd, partito «ancora incompiuto», deve affrontare fino alla necessità di costruire una nuova sinistra. In particolare, l’autore si chiede quale ruolo possa rivestire al giorno d’oggi il riformismo senza condannare se stesso a una condizione di minorità, in un periodo storico travagliato - come quello attuale - in cui i venti di destra tornano a soffiare nel panorama politico europeo.
Dopo un secolo, il Novecento, in cui la sinistra si riconosceva in quattro parole (sviluppo, lavoro, giustizia sociale, democrazie), quali sono al giorno d’oggi le sue ricette per stare al passo con i tempi?
Domande che Fassino definisce “scomode”, ma che sono gli interrogativi centrali per un partito riformista: come costruire una società multiculturale? Come far convivere i valori di democrazia, uguaglianza, libertà nell’epoca della globalizzazione? Come ridare fiducia e speranza ai giovani? Perché, come disse lo stesso Fassino nel 2001 dopo il tonfo dei Ds alle elezioni, «o si cambia o si muore».
La risposta, secondo Fassino, sta nella necessità di costruire «una sinistra che non abbia paura di misurarsi con la globalizzazione, con la flessibilità del lavoro che va conciliata con la tutela dei diritti, con la questione ambientale, con le nuove frontiere spalancate da scienza e tecnologia». In breve, una sinistra che non abbia paura del cambiamento. «Una forza che abbia l’ambizione di governare il paese» si legge «deve avere la capacità di guidare il cambiamento».
Lo stesso concetto è indirizzato anche al suo partito, il Pd. Non a caso, “Pd davvero” esce a distanza di dieci anni dalla nascita del Partito democratico. Due lustri che per Fassino raccontano un processo, quello del Pd, rimasto ancora incompiuto. «Il Pd di oggi è quello che immaginavo?», si chiede Fassino nel suo libro. «Non ancora, perché la costruzione del Partito democratico è un processo culturale lungo. Il Pd è nato nel 2007, in coincidenza con l’inizio della più lunga crisi economica che Italia, Europa e il mondo intero abbiano mai visto. Costruire un partito popolare, riformista, che guarda a sinistra in una fase di crisi in cui vengono colpiti soprattutto i ceti a cui si fa riferimento, non è facile». Da qui la necessità, secondo Fassino, di stimolare «un grande balzo in avanti» per rendere il “Pd davvero” un partito all’altezza delle aspettative degli italiani.
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