Turismo, tariffe libere e sconti fino al 30%

VENEZIA. Anche a Venezia gli alberghi potrebbero praticare in futuro tariffe più vantaggiose - specie nei periodi bassa stagione - con un vantaggio per i turisti che potrebbe andare dal 15 al 30 per cento. È l’effetto dell’emendamento approvato alla Camera al disegno di legge sulla concorrenza che permette agli albergatori, se lo vorranno, di praticare per i loro clienti tariffe anche più basse da quelle dei siti di prenotazioni alberghiere on line come Booking.com. Già ad aprile l’Antitrust aveva dichiarato illegittime le clausole che vietavano agli albergatori di offrire ai propri clienti condizioni più vantaggiose di quelle offerte sulle stesse camere da Booking.com. (il cosiddetto parity rate). L’emendamento approvato praticamente da tutte le forze politiche - che ora andrà al Senato - rende di fatto possibile agli albergatori praticare le tariffe che riterranno più giuste in assoluta libertà, raccogliendo così la forte spinta al via libera al provvedimento che arrivava da Federalberghi. Una possibilità che potrebbe rendere ad esempio gli alberghi a una o due stelle più concorrenziali anche rispetto ai bed & breakfast. Esultano anche gli albergatori veneziani, come fa il direttore dell’Ava Claudio Scarpa. «Fino ad oggi gli albergatori concordavano le tariffe inserite su internet con Booking.com, pagando tra l’altro una commissione salata, tra il 15 e il 30% del costo della stanza - spiega Scarpa - ma erano obbligati, in base all’accordo preso con gli intermediari, a non praticare direttamente o attraverso il sito del proprio hotel tariffe anche più basse. Ora, con questo emendamento, l’obbligo decade e pertanto in determinate circostanze gli albergatori potranno applicare direttamente tariffe più basse anche di quelle di Booking.com, rinunciando a pagare al sito la relativa commissione se si prenoterà direttamente con l’albergo. Oltretutto, con un vantaggio anche per le casse dello Stato, visto che gli albergatori pagano l’Iva, mentre i siti on line, per ora no». Il problema - se arriverà il via libera anche dal Senato al provvedimento, come è probabile - sarà ora comunicare alla clientela turistica la novità. «Ci stiamo già pensando - spiega Scarpa - e organizzeremo rapidamente dei corsi di formazione per gli albergatori veneziani, per aumentare la dimestichezza con le prenotazioni alberghiere on line. Inoltre, lanceremo anche la campagna di informazione “Fatti furbo”, proprio per raggiungere la clientela turistica anche internazionale e abituarla a confrontare le tariffe delle stanze che trovano su Booking.com con quelle direttamente praticate dagli hotel anche attraverso il loro sito». Commenta anche il parlamentare veneziano del Pd Davide Zoggia, che è stato tra i più attivi a Montecitorio nello “spingere” l’emendamento a favore degli alberghi. «L’abolizione del parity rate in termini plebiscitari - commenta è un grande successo del Governo e del Parlamento che ha raccolto le istanze del comparto turistico nazionale di concerto con le maggiori associazioni di categoria. Eliminando i vincoli sulla libera offerta dei prezzi nei contratti con le agenzie di viaggio on line che vietavano ai titolari di esercizi ricettivi di fare offerte inferiori a quanto contrattualmente pattuito, si pone fine a una lotta impari dove i profitti erano solo per i motori di prenotazione internazionali. I benefici di questo decreto saranno presto visibili anche nella città di Venezia centro storico e della sua provincia le cui coste ospitano ogni anno milioni di turisti da tutto il mondo. La tariffa più conveniente non sarà prerogativa solo dei grandi portali online, con vantaggi tangibili non solo per gli utenti ma in special modo per le imprese di un settore vitale per la nostra economia».
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