Turismo, Airbnb apre la sede a Venezia e sfida il Comune

VENEZIA. A Venezia ci saranno anche pochi residenti, ma di sicuro si fanno sentire. La prova è che da oggi, per la prima volta in una città europea, Airbnb pubblicherà un annuncio di lavoro per una figura che chiama già ambasciatore o ambasciatrice.
Un uomo o una donna che la piattaforma, nata per unire chi affitta a chi cerca alloggio, sta cercando per creare relazioni stabili in un mercato come quello del turismo veneziano molto particolare. I responsabili italiani del portale, che nel 2018 compie 10 anni, ammettono che in effetti la laguna merita un’attenzione completamente diversa rispetto alle altre città. «Il dibattito sul turismo che c’è a Venezia è tra i più avanzati in assoluto» spiegano dalla sede di Milano, l’unica in Italia.
«Dopo molte riflessioni abbiamo deciso di volerci immergere completamente nel tessuto della città e di conoscerne la complessità. Per questo cerchiamo una persona che ci rappresenti stando sul posto». Airbnb precisa anche che la sede rimane quella di Milano e che chi lavorerà a Venezia lo farà in autonomia. Come annunciato a dicembre, oggi sul sito di Airbnb apparirà quindi un annuncio che non si è mai visto prima: cercasi «Community organizer» per Venezia, con tanto di un elenco di responsabilità e di abilità richieste, come quella di avere una mente creativa capace di risolvere i problemi e gestire situazioni critiche.
Lo scopo del futuro ambasciatore è parlare con le istituzioni e dialogare con le associazioni e i cittadini, in particolare quelli che lottano per la residenzialità. Insomma, serve uno che conosca benissimo il territorio e che sia capace di ricevere critiche su critiche con un sorriso e una mano tesa. Un compito difficile in questo momento storico, quando Venezia si vede svuotata giorno dopo giorno di residenti che lasciano le case per i prezzi vertiginosi o per affittarle, appunto, su Airbnb. Ma anche una scelta che indica una volontà precisa di gestire in maniera diretta il business del turismo in loco, e che potrebbe anche sfociare in miglioramento dei rapporti con il Comune, o in un peggioramento (leggi il mancato accordo sulla tassa di soggiorno) e portare a un muro contro muro.
«Nelle altre città i rapporti avvengono con enti che si occupano di turismo» spiega Alessandro Tommasi, Public Policy Manager di Airbnb Italia, a capo in Italia una squadra di una decina di persone impegnate nel creare relazioni con il territorio. «Qui a Venezia la discussione sul turismo è più avanzata e più partecipata, anzi direi che tutta la città partecipa attivamente e questo avviene solo a Venezia, in nessun altro luogo. Sentiamo quindi la necessità di avere una persona presente qui sempre, che diventi un interlocutore stabile con le associazioni e anche con il Comune». Tra le responsabilità richieste: tessere relazioni con la comunità locale e aiutare gli host (chi affitta) e incoraggiare la partecipazione degli host alle attività di quartiere.
Tra le abilità richieste c’è quella di avere una comprensione dettagliata del territorio e delle dinamiche, esperienza nelle associazioni pubbliche e in qualche associazione veneziana e, motivazione nel portare avanti la missione di Airbnb, ovvero di «creare un mondo che appartenga a tutti».
Sul fatto che la figura sia funzionale anche alla nuova realtà «Airbnb Experience», il canale di Airbnb che offre la possibilità di promuovere le attività locali, la sede di Milano lo esclude: «Non è quello lo scopo» spiega la piattaforma «Noi vogliamo dialogare la città, come dimostra la campagna in linea con Enjoy Respect Venice». Tuttavia, dal punto di vista pratico, la riunione con l’amministrazione non è ancora avvenuta.
Se aumentano le città che hanno stretto un accordo per riscuotere la tassa di soggiorno attraverso il portale che ha l’unica sede in Irlanda, Venezia è titubante e diffidente. Rimane in stallo anche la situazione legale con il Tar che, attualmente, non ha portato a nessun cambiamento. Lo scorso anno è stato varato un decreto, noto come legge Airbnb, che impone a tutte le agenzie immobiliari e le piattaforme come Airbnb di versare all’Agenzia delle Entrate la cedolare secca e di trasmettere entro giugno i nominativi. Tuttavia questo non avverrà e non è cambiato nulla dal punto di vista fiscale. Dopo ricorsi vari, il Consiglio di Stato a dicembre aveva detto che la questione era urgente e intimato al Tar di fissare un’udienza, non ancora avvenuta.
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