Truffa al pasticcere, condannato

Eraclea. Si era fatto consegnare 63 mila euro per ridurre un debito con Equitalia
ERACLEA. Si era presentato come uno «specialista per la difesa dagli illeciti bancari», qualificandosi come segretario nazionale dell’associazione “SOS Italia Libera antiracket-antiusura”, oltre che come titolare della società “GB Consulting”. E con queste credenziali era riuscito a farsi consegnare 63.550 euro da un imprenditore del settore dolciario che aveva un debito con Equitalia. Ieri la giudice monocratica Claudia Ardita ha condannato Giulio Belvedere, romano classe 1954 residente a San Donà, difeso dall’avvocato Federico Tibaldo, a 1 anno e 4 mesi e 900 euro di multa per truffa aggravata. Il rappresentante della pubblica accusa aveva chiesto la condanna a 6 mesi. L’imputato dovrà anche risarcire la parte civile, che si è costituita con l’avvocato Jacopo Stefani, con 80mila euro.


La vicenda finita in tribunale si svolge nel corso del 2013. Belvedere, in virtù del suo millantato ruolo nell’associazione riconosciuta dal Ministero dell’Interno, era riuscito a farsi conferire l’incarico dall’imprenditore per la riduzione di un debito con Equitalia. Per arrivare all’estinzione della pratica, l’imputato si era fatto consegnare alcuni acconti per l’importo di 8 mila euro quale fondo spese, e a seguire 12 assegni bancari che sarebbero serviti, stando alle intenzioni dichiarate da Belvedere, per onorare il supposto accordo con la società di riscossione dei crediti. L’imprenditore credeva che l’operazione con Equitalia fosse andata per il meglio grazie all’intermediazione del sedicente segretario nazionale di “SOS Italia Libera antiracket-antiusura”. Si è accorto che qualcosa non andava per il verso giusto quando, tempo dopo, su un’immobile di sua proprietà era arrivata l’ipoteca di Equitalia. Un provvedimento del tutto incompatibile con il fatto che il debito era stato saldato, per quanto lui ne sapeva. Invece quei 63.550 euro, Belvedere se li era intascati. Il tutto causando un danno patrimoniale di grave entità all’imprenditore rimasto vittima della truffa.


Nel corso del procedimento è stato sentito in aula anche il legale rappresentante dell’associazione “SOS Italia Libera antiracket-antiusura”, il quale ha fermamente negato ogni tipo di collaborazione con Belvedere. Dal canto suo, per guadagnare in credibilità, l’imputato utilizzava anche scritte e segni distintivi dell’associazione, senza averne però alcun titolo.


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