Trovate esche avvelenate nei parchi contro cani e gatti

DOLO. Nuovo ritrovamento di esche avvelenate abbandonate nei parchi pubblici di Dolo. Questa volta sono stati trovati due pezzi di formaldeide fritta, conosciuta anche con il nome di “spugna fritta”...

DOLO. Nuovo ritrovamento di esche avvelenate abbandonate nei parchi pubblici di Dolo. Questa volta sono stati trovati due pezzi di formaldeide fritta, conosciuta anche con il nome di “spugna fritta” , nel parco di via Presicci nel quartiere residenziale di Dolo Sud. Si tratta di antico metodo che provoca atroci sofferenze agli animali che dovessero ingerirle.

L’area verde, visto l’arrivo della bella stagione e della prossima fine delle scuole, è molto frequentata anche da bambini e famiglie. La segnalazione è giunta da un residente che subito ha informato i propri vicini e gli altri cittadini allertandoli a fare attenzione quando portano a passeggio il loro “amico a quattro zampe” e di controllare sempre dove l’animale va a fiutare.

Questa è l’ultimo di una serie di ritrovamenti di bocconi avvelenati avvenuti a Dolo. Le aree sono distanti tra loro ma sembra dilagare questa atroce pratica che ha messo in allarme non solo i proprietari di cani e gatti, ma anche genitori e forze dell’ordine.

Il primo caso era avvenuto a metà febbraio quando un cittadino, che aveva portato a passeggio il proprio cane lungo il Rio Serraglio, aveva notato delle polpette per terra. Il suo cane ne aveva addentata una ma l’uomo se n’era subito accorto e aveva trasportato l’animale dal veterinario che gli ha salvato la vita. Un altro caso era avvenuto sempre sul Rio Serraglio poco dopo. Nella colonia di gatti di via IV novembre invece prima erano state ritrovate delle polpette avvelenate, che i volontari dell’Enpa avevano portato ai veterinari dell’Ulss che a loro volta le avevano fatte analizzare dall’istituto zooprofilattico di Legnaro, mentre alcuni giorni dopo erano state buttate via le casette. In questi ultimi casi si trattava di polpette avvelenate contenenti metaldeide e riconoscibili per il loro colore blu.

Giacomo Piran

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia