Tribunale di Venezia in crisi: quattro giudici per gestire migliaia di fascicoli
Nell’ufficio dovrebbero essere in nove, ma sono in quattro. La quinta è in aspettativa. Un’emergenza che dura da anni. La protesta delle Gip: «In calendario solo processi con detenuti»

In quattro per fare il lavoro di nove giudici: non è un carico sostenibile se hai “nelle mani” la vita delle persone, se sei un giudice per le indagini/udienze preliminari chiamato a disporre misure cautelari di carcerazione (spesso a fronte di indagini della Procura durate anni e con una mole di atti di studiare: “Palude”, per dire, ne ha 36 mila), giudicare in rito abbreviato o sui patteggiamenti, disporre sequestri e perquisizioni, decidere se rinviare o meno a giudizio un indagato (o venti o trenta, a seconda delle indagini). E, ancora, se si hanno tempi strettissimi previsti dalla legge per convalidare o meno un arresto.
Migliaia di fascicoli. Una mole di lavoro imponente che le quattro giudici per le indagini/udienze preliminari del Tribunale di Venezia non sono più in grado di sostenere: tanto più che una quinta collega, appena arrivata, ha chiesto aspettativa a tempo indeterminato per motivi personali.
Così le quattro magistrate hanno scritto al presidente aggiunto della sezione, il giudice Alberto Scaramuzza, per dire che la misura è colma e per chiedere di mettere in calendario solo i processi con detenuti, rinviando tutti gli altri.
Opzione non fattibile perché non prevista dalla norma, la risposta: ma il caso è sollevato. Soprattutto tenendo conto che il dimezzamento dell’organico magistrati - ma anche del personale amministrativo - dura da anni.
Della questione si è occupato anche il Consiglio giurisdizionale, che all’unanimità - «stante la grave situazione della Sezione» - «invita il presidente della Corte d’Appello a valutare l’opportunità di una immediata applicazione infradistrettuale alla Sezione Gip oppure alla sezione del Riesame, che consentirebbe la contestuale anticipazione della presa di possesso della dottoressa Acampora alla sezione Gip, rispetto al momento del tramutamento a seguito del cosiddetto “bollettone”, previsto per settembre 2025».
Al momento, infatti, solo il presidente della Corte d’Appello potrebbe ordinare a un magistrato di un Tribunale veneto di trasferirsi temporaneamente all’ufficio gip di Venezia: ma certo l’Ufficio richiede soluzioni di organico a monte ,definitive.
Un’emergenza che non è di oggi, che è stata più volte manifestata dagli stessi presidenti di Tribunale e Corte e anche dall’Ordine degli avvocati al ministero di Giustizia, ma che non trova soluzione: non ci sono magistrati che vogliono venire a lavorare in città, tanto meno in un Ufficio dove il carico è diventato quasi insostenibile e sinora affrontato con puro spirito di servizio, che ora ha raggiunto il limite.
La sezione Gip soffre da anni di questa situazione di grave sotto organico a fronte di una mole crescente di lavoro, che si riflette giocoforza anche sull’attività investigativa della Procura, con le sue richieste di misure cautelari. Un’emergenza che solo il ministero può e deve districare.
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