Tour tra i campeggi dopo gli incendi, Far West tra bombole e barbecue

JESOLO. C’è chi fa il barbecue a neppure un metro dalla tenda, chi lascia grandi bomboloni di gpl sotto i raggi del sole per tutta la giornata, chi fa la gimcana per arrivare dalla sua roulotte alla strada battuta, cercando di non inciampare sui cavi elettrici che collegano le unità abitative ai generatori di corrente.
Benvenuti nei campeggi del litorale veneziano: ci sono certamente strutture a norma, ma la deregulation è comunque diffusa. Casette mobili, bungalow, piccoli chalet, ma anche tende, caravan, camper e qualche furgoncino stile hippie. Tra gli anni ’70 e ’80 questo tipo di turismo ha consentito un piccolo miracolo economico tra Jesolo, Caorle, Bibione, Eraclea e Sottomarina.
Con un occhio alla natura e uno al portafoglio, famiglie provenienti da tutta Europa hanno potuto conoscere il nostro mare, contribuendo a far crescere la nomea delle località marittime. I campeggi sono economici, a pochi passi dal mare e immersi in fresche pinete. Un piccolo idillio low cost che però mai come in questo periodo sta creando preoccupazione anche tra i suoi più accaniti frequentatori.

Dopo gli incendi all’interno delle due strutture di Jesolo e Caorle, più di qualcuno comincia a chiedersi se gli standard di sicurezza siano realmente rispettati. La normativa anti incendio è rigida e non tutti la rispettano. E soprattuto non tutti sono attrezzati a fronteggiare lo scoppio improvviso di un incendio.
Terra di nessuno. Basta fare un giro in alcuni di questi campeggi della costa per rendersi conto di quante siano le carenze proprio nell’ambito della sicurezza. Ospiti che accendono fuochi vicino alle tende, estintori legati agli alberi ma ancora imballati con il nylon, bombole del gas molto più pesanti rispetto a quelle previste per legge di soli 5 chili. Vengono collegate ai fornelli e rimangono intere giornate sotto i raggi del sole cocente. Poi ci sono le casette mobili e le roulotte con verande addossate l’una all’altra senza lo spazio necessario per la via di fuga nell’eventualità di un’improvvisa evacuazione, migliaia di aghi di pino a terra dove un mozzicone di sigaretta acceso in pochi secondi potrebbe creare il più grave dei roghi, automobili parcheggiate attaccate alle unità abitative, assenza di punti di raccolta segnalati in caso di emergenza e, purtroppo, molto altro ancora.
Normativa mai applicata. Il problema che starebbe alla base di tutto ciò, come spiega un funzionario dei vigili del fuoco, è la mancata applicazione ad oggi di una normativa di prevenzione incendi per i campeggi. O meglio, i campeggi con capacità ricettiva superiore a 400 persone, con il Dpr 151 del 2011 sono stati inseriti tra quelle strutture turistico ricettive soggette ai “controlli di prevenzione incendi” e di fatto sono state elaborate le regole per la loro progettazione, costruzione e adeguamento. Ma in realtà, proroga dopo proroga, è stato stabilito che i titolari dei campeggi avranno tempo fino al 7 ottobre del 2016 per trasmettere l’atto formale di avvenuti adeguamenti. Intanto tutto rimane nebuloso e ciò che continua a valere è unicamente il buon senso dei gestori dei camping e il regolamento (quando c’è) che loro stessi hanno redatto.

Il nostro viaggio. Al Camping Parco Capraro di Jesolo, ad esempio, i responsabili tranquillizzano sul fatto che è possibile fare il barbecue di fianco alla propria tenda, roulotte, o casetta. Ma su questo punto la legge è chiara: “È vietato utilizzare barbecue alimentari a legna e/o carbonella a ridosso delle unità abitative”. In ogni campeggio infatti dovrebbe essere attrezzato un “punto fuoco”, ossia un “luogo dell’insediamento ricettivo, all’aperto, opportunamente allestito dal gestore per la cottura dei cibi con barbecue, griglia, o altri sistemi a fiamma libera”.
Al camping don Bosco, sempre a Jesolo, di proprietà dello stesso gestore del Camping Pineta Bosco, quello dove qualche giorno fa è scoppiato un grosso incendio, gli estintori che si trovano qua e là tra le varie soluzioni abitative sono tutti ancora chiusi con il cellophane, sicuramente di utilizzo non immediato in caso di pericolo. I cavi dell’elettricità poi corrono a terra, tra una piazzola di sosta e l’altra, mentre casette e roulotte si toccano da quanto sono vicine, e addirittura per guadagnare spazio inglobano anche alcuni alberi, quando le norme impongono metri di distanza tra la vegetazione e le unità abitative.
Non migliora la situazione spostandosi a Caorle. I problemi sono un po’ sempre gli stessi. Al Camping Sole, fronte mare e immerso in una fitta pineta, le bombole di gpl esposte ai raggi solari non si contano. In più gli alberi rilasciano una quantità elevata di aghi a terra che alzano il rischio di propagazione delle fiamme in caso di incendio, quando invece il decreto ministeriale del 28 febbraio 2014 non lascia dubbi anche su questo punto: “La vegetazione secca del sottobosco, il fogliame, gli aghi di pino, i pappi di pioppo, devono essere rimossi in modo da evitare predisposizioni che facilitino l’innesco e la propagazione radente”.
Il commento di un cliente. «Stanotte è divampato un incendio ed è stato il panico», ha scritto appena qualche giorno fa sul sito di Trip Advisor un cliente del campeggio Parco Capraro di Jesolo. «La sorveglianza non passa mai, le persone fanno quello che vogliono, proprio ieri sera abbiamo notato due ospiti che grigliavano sul fuoco. Non dovrebbe essere vietato?», conclude il campeggiatore.
Le reazioni. Quello della sicurezza è un tasto dolente anche per gli stessi gestori dei campeggi. Lo si capisce dalla loro reticenza a entrare nel merito. «Il regolamento? Perché dovrei darlo a lei», sobbalza la segretaria alla reception del camping Don Bosco di Jesolo. Alla domanda se ci sia un’area appositamente attrezzata per fare il barbecue, risponde poi: «Certo che c’è ed è lontana dalle tende e dalle roulotte». Ma non si capisce per quale motivo non la vuole mostrare. Infine infastidita dice: «Quante domande per una persona che deve solo venire in vacanza».Una reazione ancor più infastidita è quella del titolare del campeggio Parco Capraro: «Ho visto che è una giornalista», sbotta evidentemente dopo aver inserito su Google nome e cognome letti nel documento che bisogna obbligatoriamente lasciare alla reception. «Se vedo foto o articoli sul giornale io la denuncio».

Controlli complessi. Non è facile trovare un campeggio che rispetti alla lettera tutte le norme di sicurezza antincendio, ad oggi ancora meno visto che l’obbligo formale di presentare un piano non c’è ancora e che i controlli proprio per questo motivo non sono così frequenti. In più si aggiunge un fondamentale problema nella verifica del rispetto delle regole. I campeggi infatti sono strutture che fondono lo spazio comune, quello di competenza del titolare, allo spazio privato, quello delle tende, delle roulotte, dei caravan. Se un camperista, come fanno quasi tutti per non rimanere senza gas in breve tempo, sostituisce la bombola di gpl da 5 chili (quella standard) con un bombolone da 30 chili nessuno lo vedrà mai perché il più delle volte si trovano all’interno del camper. E ovviamente né i vigili del fuoco né il gestore possono chiedere di entrare in uno spazio privato, come lo è un camper, per effettuare un semplice controllo. Per non parlare poi dell’enorme buco normativo sull’uso del gas gpl, altamente normato per quanto riguarda l’utilizzo nelle abitazioni (legge 1083 del 6 dicembre 1971) ma assolutamente deregolamentato per quanto riguarda l’uso nei veicoli. E per veicoli si intendono anche camper, roulotte, caravan.
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