Tesoro di Maniero, confiscate tre ville

VENEZIA. La Finanza l'ha definita «una patrimonialità incoerente e sproporzionata». Riccardo Di Cicco, l'ex cognato di Felice Maniero in carcere perché accusato dall'ex boss della Mala di aver riciclato il suo tesoro senza restituirglielo, non aveva la disponibilità di tutti i soldi necessari per acquistare tre ville da sogno in Toscana. Il suo lavoro di odontoiatra, pur ben remunerato, non glielo avrebbe consentito, tenuto conto anche delle spese di mantenimento nel lusso della prima e della seconda consorte e dei figli.
È riuscito a investire nel mattone - secondo l'ipotesi sostenuta dai pm della Dda Paola Tonini e Giovanni Zorzi, sulla base anche delle dichiarazioni dell'ex capo della Mala - usando i soldi dello stesso "Faccia d'Angelo".
Le difese si sono battute per sostenere che le ville erano state acquistate da Di Cicco con i guadagni in nero come odontoiatra dal 1985 al 2017. Ma la Cassazione ha chiarito che «Anche i proventi di eventuali frodi fiscali sono, ai fini della prevenzione, da considerare di illecita provenienza». E così la sezione del Riesame e delle misure di prevenzione di Venezia presieduta da Angelo Risi, con il decreto depositato ieri, ha disposto la confisca dei tre immobili.
Finiranno dunque allo Stato Villa Paradiso a Santa Croce sull'Arno (Firenze), 551 metri quadri acquistata da Di Cicco nel 1989 per 160 milioni di lire (ma nel dispositivo si stima un valore di 435mila euro), con annessi scuderia, frutteto, bosco e campi; il villino a Fucecchio (Firenze) che l'odontoiatra comprò nel 2011 per 330mila euro; la villa a Pietrasanta, in Versilia, acquistata nel 2004 per 945mila euro.
I beni erano sotto sequestro con un provvedimento d'urgenza del Riesame di febbraio 2017, poco dopo gli arresti di Di Cicco e del broker Michele Brotini. Il decreto arriva su richiesta di misura di prevenzione a carico di Di Cicco, di Noretta Maniero (ex moglie di Di Cicco e sorella di Felice), della nuova compagna Morena Galasso, dei figli Marco e Edoardo, comproprietari delle ville, e di Felice Maniero.
Nel dispositivo viene ricostruito che la villa di Santa Croce sull'Arno, di proprietà al 50% tra Di Cicco e Noretta Maniero, è acquistata nel 1989. Il dentista lavora dal 1985 e in 5 anni accumula un reddito disponibile di 107.986 milioni di lire. Come ha potuto acquistare la villa da 160 milioni, si domanda il Riesame. Senza contare i lavori di restauro di casa, giardino e piscina: 634mila euro la stima del perito della Procura per allestire la dimora con pietre di pregio, finiture artistiche, un idromassaggio d'epoca, 12 lampadari di Murano.
La villa di Pietrasanta è acquistata con un mutuo. Scrive il giudice che «Il pagamento delle rate evidenzia, nel confronto con i redditi annuali di Di Cicco, una insanabile asimmetria». Il giudice cita i risultati della rogatoria chiesta dalla Procura in Svizzera, alla Deutsch Bank, sul conto segreto "Monastero" aperto da Di Cicco, dov'erano in deposito oltre 4,5 milioni di euro frutto del riciclo del "tesoro" di "Felicetto". Tra le disposizioni di bonifico fatte dal dentista si legge "Per acquisto casa" (300mila euro), "Per acquisto e ristrutturazione di una casa in Versilia (50mila euro).
Scrive il giudice: «Parte del denaro accumulato da Di Cicco in territorio svizzero è stato concretamente utilizzato per l'acquisto dell'immobile di Pietrasanta». La casa di Fucecchio è stato accertato sia stata acquistata con fondi accantonati da Galasso ma riconducibili all'odontoiatra. Conclude il giudice parlando di «sperequazione evidente e ingiustificabile», tale da far sussistere le confische. Ora il decreto potrà essere impugnato dalle difese. Da quando gli immobili sono sotto sequestro, i familiari di Di Cicco pagano allo Stato un "affitto". Continueranno a farlo finché il provvedimento non sarà definitivo. A quel punto lo Stato potrà vendere i beni o destinarli per scopi sociali.
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