Tassa rifiuti maggiorata ricorso contro il Comune

JESOLO. Tassa rifiuti “maggiorata” per i non residenti, scattano nuove diffide al Comune. Uno jesolano, che ha di recente trasferito la residenza in un’altra città, mantenendo la proprietà dell’immobile al lido, e si è visto recapitare dagli uffici comunali gli aumenti previsti per la sua Tari da non più residente. Si è rivolto subito al suo legale, l’avvocato Roberto Rechichi di San Donà, per una iniziale diffida cui seguirà un ricorso in commissione tributaria. È in vigore infatti il principio sancito anche dalle direttive dell’Unione Europea che la tassazione non possa essere discriminante verso i cittadini. Non importa dunque se siano residenti o se la loro sia una seconda casa: tutti devono pagare in base allo stesso criterio.
I casi stanno aumentando e adesso si temono possibili class action che, con l’aggiunta delle spese legali, finirebbero per creare non pochi problemi finanziari al Comune di Jesolo. Lo scorso anno l’avvocato Rechichi aveva informato che il problema esisteva ancora e non era stato risolto. Il Comune, per l’anno 2018, ha assicurato comunque di aver provveduto alle modifiche del regolamento. Il problema dunque è per gli anni passati. Lo studio Rechichi nel 2017 ha vinto il ricorso al Consiglio di Stato, dopo che il Tar non era stato giudicato competente a decidere: circa seimila euro, comprensivi di spese legali, una volta dimostrato come fosse iniqua una tassa rifiuti, allora nel 2005 ancora Tia, superiore per i non residenti. Ecco perché potrebbero arrivare altri ricorsi, pur considerando la prescrizione dopo 5 anni.
«L’aumento per i non residenti, turisti o altri che hanno una seconda casa a Jesolo», spiega l’avvocato, «non è rispettoso del principio sancito dalla Ue. La Tia, divenuta nel frattempo Tares e poi Tari, mentre prima ancora era Tarsu, è sempre aumentata anche del doppio o triplo e non vi sono state modifiche in tal senso fino al 2017. Accade in molti Comuni turistici per far gravare l’imposizione fiscale su chi non è residente. Ciò è contrario all’etica e l’equità considerate tra i princìpi delle direttive della Unione Europea».
Dopo il primo caso emerso l’anno scorso, già se ne è manifestato un secondo con quest’ultima diffida. Ce ne sono molti altri e per questo si temono adesso delle azioni legali comuni per tutelare i cittadini.
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