Tassa di sbarco, i turisti dal mare saranno i primi a pagare il ticket

Applicazione graduale, a partire da crocieristi e dai giornalieri. Saranno tassati coloro che arrivano sopra imbarcazioni
Interpress/ Matteo.Tagliapietra.30.09.2018- Protesta comitato "No Grandi Navi"
Interpress/ Matteo.Tagliapietra.30.09.2018- Protesta comitato "No Grandi Navi"

VENEZIA. La nuova tassa di sbarco imposta dal Comune di Venezia, se anche la Camera approverà in questi giorni l’emendamento alla manovra finanziaria già approvato dal Senato, avrà un’applicazione graduale. Si partirà applicandola ai turisti più facilmente raggiungibili, come i giornalieri in arrivo da Punta Sabbioni o dalle spiagge con i lancioni turistici. O i crocieristi che sbarcano alla Marittima.

E poi si passerà ai turisti in arrivo in treno, in auto e probabilmente anche in aereo. Nessuno parla a Ca’ Farsetti, lo farà forse oggi il sindaco Luigi Brugnaro nella tradizionale conferenza stampa di fine anno, del possibile «regalo» di Natale in arrivo da Roma per gestire meglio i flussi turistici dei «mordi e fuggi». Anche per scaramanzia, fino che il provvedimento non è stato ancora approvato. E anche perché si vuole capire bene come sarà possibile applicare il provvedimento.

Non si parte però da zero, perché un planning della possibile tassa di sbarco esiste già e lo stesso Brugnaro ha sempre ripetuto che, se fosse arrivata, sarebbe stata alternativa all’imposta di soggiorno. Si ragionerà, come già per la tassa di sbarco adottata nelle piccole isole in altre regioni, di cui riferiamo a parte, per «sostituti d’imposta».

Saranno cioè le compagnie di crociera per quanto riguarda i crocieristi, i proprietari di lancioni, e, ad esempio, le compagnie dei bus turistici o le Ferrovie dello Stato per quello che riguarda i turisti giornalieri che arrivano a Venezia in treno, a dover occuparsi di chiedere il sovrapprezzo per lo sbarco in laguna ai loro passeggeri e poi a doverlo girare al Comune. Si ragionerà appunto attraverso convenzioni da stipulare con i soggetti che a vario titolo si incaricano di portare i turisti giornalieri a Venezia.

Uno dei problemi più grossi sarà naturalmente quello delle esenzioni, perché ovviamente i residenti, ma anche i lavoratori e gli studenti “giornalieri” saranno esclusi dal pagamento del tributo, oltre a quei turisti che, soggiornando invece nelle strutture alberghiere del Comune, pagano già l’imposta di soggiorno e sono già esentati per questo.

A questo proposito, anche se il Comune in merito non si è ancora espresso, non sembra che ci sia l’intenzione di raddoppiare l’imposta di soggiorno (oggi tra 0,50 e 5 euro a notte, secondo la categoria), come pure il nuovo emendamento renderebbe possibile. Ma una proposta suggestiva ma concreta è la possibilità che l’imposta di sbarco possa essere collegata almeno in parte all’accesso a un’area monumentale come quella di Piazza San Marco, dove è pure prevista l’introduzione del contapersone, tra le misure di controllo dei flussi.

Anche nel recente convegno di Ca’ Foscari sul ticket turistico, i giuristi hanno infatti definito possibile in tempi brevi, la creazione di un ticket d’ingresso all’area marciana, perché il Codice dei beni culturali potrebbe permetterlo. Un ticket che si salderebbe con la tassa di sbarco. Il Comune denunciò proprio in quell’occasione 41 milioni di euro l’anno di extracosti dovuti alla “specialità” di Venezia. La tassa potrebbe ampiamente compensarli perché con un potenziale di 20 milioni di turisti annui, a 2,5 euro l’uno (l’importo medio dalla tassa di sbarco) frutterebbe circa 50 milioni di euro l’anno. —


 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia