Tagli alla Mediaworld sit-in dei dipendenti

MESTRE. I dipendenti di Mediaworld incrociano le braccia. Sabato 3 marzo a partire dalle 9, i lavoratori della sede di via Don Peron, nell’area commerciale dell’Auchan, così come i colleghi del punto vendita che si trova all’interno del centro commerciale Nave De Vero di Marghera, daranno vita a un sit-in di protesta contro i ridimensionamenti, la chiusura delle sedi e il taglio di personale da parte della catena a livello centrale. Sono una settantina i dipendenti del colosso dell’elettronica che lavorano tra Mestre e Marghera, alcuni di loro sono emigrati da Marcon, dopo che il punto vendita chiuse nel 2015. «I dipendenti», spiega Boris Brichetti di Filcams Cgil, «scioperano per via della chiusura di due punti vendita e per lo spostamento della sede amministrativa che mette in difficoltà 500 dipendenti.
Tre anni fa chiuse il punto vendita di Marcon e i lavoratori furono spostati e smistati tra Mestre, Marghera, Treviso, con la riduzione del monte ore di lavoro, per questo sono solidali con i colleghi che adesso si trovano nella stessa situazione, un film già visto per molti di loro e sul quale la catena non accetta confronti». Non solo: «La maggiorazione lavorativa domenicale del 90 per cento dal primo maggio sarà tagliata e portata al 30 per cento, come previsto dal contratto del commercio. E ciò riguarderà tutti i lavoratori senza esclusione». Aggiunge: «Infine ci sono i punti vendita in solidarietà, che da aprile scadrà e l’azienda ha comunicato di non voler chiedere proroghe».
Si legge nella nota sindacale firmata da Fisascat Uiltucs e Filcams: «Tre anni fa in occasione dello scioccante annuncio di Mediamarket dei 700 equivalenti full time in esubero (circa 1000 dipendenti) insieme si trovò la strada del contratto di solidarietà e degli incentivi al licenziamento e al trasferimento volontari; un percorso che ha portato risultati soddisfacenti e che ha ridotto gli esuberi a circa 130 full time equivalenti. L’azienda avrebbe dovuto investire in risorse per trasformare i negozi e il servizio al cliente, aprire piccoli negozi più adeguati al nuovo mercato e che avrebbero potuto essere un’opportunità per assorbire altri esuberi. Le lavoratrici ed i lavoratori hanno fatto i loro sacrifici ma l’impresa ha sprecato tempo nonostante parli di velocità di azione».
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