Superbonus e Pnrr, la bolla è esplosa: l’edilizia vede la crisi
I dati del 2024 registrano saldi positivi rispetto al 2023. Le preoccupazioni riguardano il prossimo semestre e il 2026

Il termometro più significativo è nell’esperienza di tutti i giorni e nei rapporti tra aziende edili.
Se l’anno scorso trovare un elettricista o un falegname era impresa quasi impossibile ora il telefono squilla libero. Mentre, sul fronte dell’occupazione, molti operai edili si stanno spostando dalle imprese più piccole a quelle più strutturate.
Conclusa la bolla del Superbonus al 110% quale sarà il futuro del comparto edile?
Si stima che in provincia di Venezia il totale degli investimenti ammessi a detrazione abbia superato il miliardo e mezzo di euro, per quasi 10 mila unità coinvolte (tra condomini e case unifamiliari), equivalenti a circa il 7% del patrimonio immobiliare totale.
L’onda lunga dei cantieri è leggibile anche nei dati degli ultimi due anni di Cassa Edile, elaborati proprio l’altro giorno dall’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili.
Nel 2024 gli operai sono arrivati quasi a quota diecimila (+10,7% rispetto al 2023), le imprese sono cresciute del 6% e la massa dei salari ha superato i 100 milioni di euro, con un incremento del 7% rispetto al 2023.
Inoltre, sempre stando ai dati di Cassa edile-Ance, nei primi due mesi del 2025 si registra un trend, se pur più contenuto, ancora in crescita.

«A preoccuparci non è l’anno in corso ma il 2026», commenta Giovanni Salmistrari, presidente di Ance Venezia, «perché a giugno si concluderanno, se non vi saranno proroghe, anche i lavori finanziati dal Pnrr che stanno impegnando le aziende edili più strutturate mentre, negli anni del superbonus e gli altri bonus, era nata una miriade di piccole imprese i cui operai ora stanno bussando alla porta delle aziende più grandi».
Come sanno bene tanti condòmini che hanno affrontato i cantieri per la posa del cappotto, il montaggio di serramenti e finestre, in molti casi ci si è trovati di fronte ad aziende improvvisate e operai non specializzati, cartongessisti che si sono riciclati come esperti di coperture esterne o gruppi di lavoratori stranieri chiamati a intervenire senza alcun coordinamento con le altre opere previste.
«Io credo che nei prossimi mesi ci saranno delle ripercussioni», prosegue Salmistrari, «e non mi riferisco ai casi di bonus incassati senza aver eseguito i lavori, ma alla qualità dei lavori eseguiti portati in detrazione». Per oggi (dalle 10 al Voco Hotel di via Terraglio 15) la Cgia di Mestre ha in programma un convegno in cui presenterà uno studio con dati relativi al Comune di Venezia dal titolo emblematico: “L’edilizia alla prova dello sboom dei bonus: quali impatti nel 2025?” ricordando come «la provincia di Venezia è leader tra tutte le 7 province venete per il peso del valore aggiunto delle costruzioni sul Pil provinciale».
Siro Martin, alla guida della Confartigianato di Venezia, la vede così: «Io credo che vedremo i primi segnali di difficoltà già dopo l’estate di quest’anno soprattutto per le piccole realtà artigiane che, a differenza delle aziende rappresentate dall’Ance, non hanno il traino, se non a cascata, del Pnrr che riguarda appalti pubblici. Appalti cui i piccoli artigiani non partecipano».
I principali magazzini di materiali edili, che già stanno facendo i conti per il 2026, prevedono riduzioni delle vendite nell’ordine del 20%-30% dei materiali.
«Il 2025 sarà quindi un anno di transizione», aggiunge Martin, «un po’ per la coda del bonus ristrutturazione al 50%, che però poi scenderà al 36%. E un po’ perché in molti stanno eseguendo piccoli lavori che erano stati rinviati negli anni del superbonus».
A preoccupare Martin sono anche le difficoltà patrimoniali nelle quali potrebbero incorrere le aziende.
«Ci ricordiamo tutti quali erano i profitti prima dell’introduzione di bonus e detrazioni. Molte aziende lavoravano a costo», ricorda ancora Martin, «io credo che, anche in chiave ambientali, bisognerebbe incentivare molto di più la riconversione del patrimonio edilizio del nostro Paese con interventi che permettono di costruire economie di filiera di cui poi godono i territori».
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