Stragi neo naziste, il grande amore e il glamour: Venezia75 non si fa mancare nulla

VENEZIA. Oggi alla Mostra del cinema è la giornata dello sfilare dell'intera famiglia Bruni, quella della strage del 22 luglio, quella dell'ex braccio destro di Trump, Bannon, e dell'amore .
Valeria, Carla e la famiglia Bruni Tedeschi. I film che dirigo «sono come capitoli di un'autobiografia immaginaria. Nella vita è difficile toccare la verità, grazie alla finzione mi sembra ci si riesca più facilmente». Lo dice Valeria Bruni Tedeschi parlando del suo nuovo film da regista e protagonista, "I villeggianti", con fra gli altri, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e Pierre Arditi, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia fuori concorso e in sala dal 20 dicembre con Lucky Red. Nel primo incontro con la stampa si tocca anche il tema del #metoo: «la causa la trovo giusta, ma per quanto riguarda il cinema sul tema molestie, credo si esageri un pò. Forse anche perché nella mia giovinezza ho lavorato molto con omosessuali, io non ne ho mai subite di molestie. Comunque il movimento che è nato è molto benefico nel mondo per tanti settori in cui le donne sono abusate, maltrattate e malpagate, una disparità quest'ultima che c'è anche nel cinema».
Secondo lei nell'arte «non ci devono essere essere delle quote, non mi piacerebbe essere messa in concorso perché sono una donna, sarebbe una vergogna. In altri settori però trovo che le quote siano giuste perché obbligano con delle regole l'essere umano che è spesso ottuso a essere equo e a non discriminare in base al colore della pelle, l'età, l'aspetto fisico. A volte l'intelligenza va imposta con la pistola».

«L'amore è una cosa imperfetta» dice a un certo punto il protagonista di "Nuestro Tiempo" di Carlos Reygadas interpretato dallo stesso regista e dalla sua bellissima moglie (Natalia Lopez). Una sorta di Amarcord che arriva dal Messico, proprio come "Roma" di Alfonso Cuaron, allusivo o forse vagamente autobiografico, dedicato all'amore in crisi di una coppia 'apertà interpretata dal regista e dalla sua compagna. Una coppia che vive in una grande fattoria, con tanto di allevamento di aggressivi tori, immersa nella natura selvaggia del Messico. In concorso in questa 75/a edizione della Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, "Nuestro Tiempo", nonostante la durata di poco meno di tre ore (173 minuti) e il compiacimento estetico di lunghe sequenze (una è dedicata a un motore di un auto in marcia), non ha visto fughe dalla sala. Anzi, a fine proiezione, tanti convinti applausi. Un grande coraggioso film, quello del regista messicano, che mette ambiguamente in gioco se stesso e la sua famiglia nel segno di una verità, quella dell'amore, difficile da decifrare. «Non ho scritto questo film per me e mia moglie - ci tiene a dire dopo ripetute domande -. Natalia, mia moglie, è arrivata a questo progetto perché non trovavo un'attrice adatta e la stessa cosa per il protagonista maschile che alla fine ho deciso di fare io. Non ho certo un problema con la mia privacy, né di far vedere la nostra camera da letto e le nudità. Il fatto se siamo noi davvero o no - conclude - è del tutto secondario».
Valeria, Carla e la famiglia Bruni Tedeschi. I film che dirigo «sono come capitoli di un'autobiografia immaginaria. Nella vita è difficile toccare la verità, grazie alla finzione mi sembra ci si riesca più facilmente». Lo dice Valeria Bruni Tedeschi parlando del suo nuovo film da regista e protagonista, "I villeggianti", con fra gli altri, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e Pierre Arditi, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia fuori concorso e in sala dal 20 dicembre con Lucky Red. Nel primo incontro con la stampa si tocca anche il tema del #metoo: «la causa la trovo giusta, ma per quanto riguarda il cinema sul tema molestie, credo si esageri un pò. Forse anche perché nella mia giovinezza ho lavorato molto con omosessuali, io non ne ho mai subite di molestie. Comunque il movimento che è nato è molto benefico nel mondo per tanti settori in cui le donne sono abusate, maltrattate e malpagate, una disparità quest'ultima che c'è anche nel cinema».
Secondo lei nell'arte «non ci devono essere essere delle quote, non mi piacerebbe essere messa in concorso perché sono una donna, sarebbe una vergogna. In altri settori però trovo che le quote siano giuste perché obbligano con delle regole l'essere umano che è spesso ottuso a essere equo e a non discriminare in base al colore della pelle, l'età, l'aspetto fisico. A volte l'intelligenza va imposta con la pistola».

Bannon il braccio destro di Trump. «Mia moglie è stata la prima ad avermi parlato del parallelo tra Bannon e la figura di Luciero in Paradise Lost. Poi ne ho parlato anche con Bannon. E poi mi sono chiesto: quante personaggi ho intervistato nella mia vita? E a quanti sarebbe piaciuta l’idea? Solo ad uno: Bannon».

L’ha detto Errol Morris, registra del film inserito nei «Fuori Concorso» della 75. Mostra del Cinema di Venezia «American Dharma» che indaga la controversa figura di Steve Bannon.«In molte persone, compreso me, vediamo il governo Trump come un brutto sogno e ci chiediamo come possa essere accaduto - ha continuato - per me è quindi molto importante chiedermi come è stato possibile. Ora che ho indagato meglio ho capito molto ma ancora non mi è chiaro e ne sono spaventato. Come possa avere avuto successo Trump e la sua ideologia resta un problema. Non si tratta di populismo, si tratta di favorire i ricchi danneggiando i poveri. L’idea che la soluzione di un problema sia agire violentemente contro una parte della popolazione mi disgusta». (Ansa)
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia