Strage di Musile, le motivazioni della condanna a otto anni del romeno: «Non è provato che Marius avesse bevuto»

JESOLO. L’auto con i cinque ragazzi è uscita di strada solo perché è stata speronata dalla Golf del “pirata”. La morte di quattro di loro è attribuibile solo alla guida sconsiderata del romeno condannato a otto anni per la strage, lo scorso luglio.
Depositate le motivazioni della sentenza del Giudice Barbara Lancieri sull’incidente avvenuto la notte tra il 13 e il 14 luglio dello scorso anno. Il giudice scrive nero su bianco che Riccardo Laugeni, alla guida della Ford Fiesta che si trasformò in una bara, non ebbe nessuna colpa su quanto successe. Con lui morirono Eleonora Frasson, Leonardo Girardi e Giovanni Mattiuzzo. Avevano tutti un’età compresa fra 22 e 23 anni. L’incidente avvenne in località Ca’Nani.
Per la strage è stato condannato a otto anni di reclusione il 28enne elettricista romeno Marius Alin Marinica accusato di omicidio stradale plurimo e fuga. Il romeno che viaggiava a bordo di una Golf mentre era in fase di sorpasso ha speronato l’auto dei ragazzi facendola finire in un canale dove i quattro ragazzi sono morti annegati. Unica sopravvissuta di quell’incidente fu Giorgia Diral.
Barbara Lancieri ha condannato al massimo di quanto previsto dal codice – 8 anni di reclusione. L’avvocato Guido Simonetti, che con i colleghi Simone Zancani, Leonardo De Luca e Fabiola Ceolin ha rappresentato le parti civili, disse «le famiglie dei ragazzi non si sono certo costituite per avere risarcimenti in danaro, ma giustizia, e per mandare un messaggio per il rispetto delle leggi e la sicurezza sulle strade».
L’avvocato De Luca spiega: «Per noi è fondamentale che il giudice abbia stabilito che il ragazzo alla guida della Fiesta non ha commesso nessun errore e quindi non sia corresponsabile dell’incidente. E una sentenza in alcuni aspetti severa come quando attribuisce la grande responsabilità della fuga al conducente romeno dandogli il massimo della pena. Se non fosse scappato i ragazzi si potevano salvare. Non ha tenuto conto come attenuante le sue ammissioni che sono arrivate quando oramai il quadro degli elementi contro di lui era già chiaro. Ha ammesso quello che già si sapeva e quindi nulla di utile alle indagini continua l’avvocato De Luca –. L’unico nostro rammarico è quello di non essere riusciti a dimostrare che al momento dell’incidente il conducente della Golf era sotto l’effetto dell’alcol. È riuscito a costruirsi un alibi».
Un punto determinante l’ha avuto la perizia dell’ingegnera Cristina Geddo, chiamata dalla gip a stabilire se una velocità ridotta a 70 chilometri – limite di quella strada – da parte delle due auto avrebbe avuto effetti meno devastanti, salvando le vite.
«Non è possibile ricostruire con assoluta certezza», aveva concluso Geddo, «quale sarebbe stata l’evoluzione dinamica del sinistro nella ipotesi che la Ford Fiesta, dopo l’urto, avesse tenuto una velocità di 70 km anziché 77». Una certezza importante la perizia l’ha però data: «La Fiesta è uscita di strada esclusivamente per la forza laterale impressa dalla Golf». Ora spetta alla difesa decidere se fare ricorso. —
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