Stazione, lavoratori lasciati a casa la rabbia corre lungo i binari
Protesta ieri mattina a Santa Lucia degli addetti alla manutenzione, un terzo dei quali sarà licenziato Brignoli (Filcams-Cgil): «Inaccettabile, con le esternalizzazioni i contratti erano sempre stati confermati»

.- Interpress/Mazzega Venezia, 19.10.2017.- Stazione Santa Lucia, presidio lavoratori "Appalti Grandi Stazioni".- Massimi ribassi sulla pelle dei lavoratori.-
Bandiere della Filcams e della Fiom, fischietti e megafoni per gridare forte la contrarietà a un appalto che penalizza i lavoratori. Questa la protesta degli impiegati nel servizio di conduzione e manutenzione dei complessi immobiliari delle stazioni di Venezia e Mestre, che ha avuto come teatro di scontro le piattaforme a fianco dei binari a Santa Lucia.
Dopo il ritrovo nel piazzale antistante la stazione, un gruppo di manifestanti ha percorso in lungo e in largo l’edificio, scandendo ad alta voce le ragioni della protesta: «Stop all’ennesimo appalto giocato al ribasso, a spese dei lavoratori». Tutto nasce dal recente subentro di Gemmo impianti spa a Snf Stazioni nella gestione dei servizi di manutenzione delle stazioni italiane.
Il passaggio all’azienda veneta Gemmo ha comportato un cambio dell’inquadramento contrattuale: da quello multiservizi (con la clausola sociale di riassunzione in caso di cambio di azienda), a quello metalmeccanici (senza obbligo di riassunzione).
Dei 15 dipendenti precedentemente impiegati tra Venezia e Mestre, la Gemmo ha deciso di assorbirne solo dieci. Un terzo dei dipendenti, quindi, resta a casa disoccupato.
I sindacati poi lamentano la mancata partecipazione dei protagonisti al tavolo di concerto indetto dalla Regione. «È la prima di una lunga serie di protesta» comunica Antonio Silvestri, segretario regionale Fiom. «Da quando i servizi sono stati esternalizzati, non è mai successo che non fossero riassunti tutti i lavoratori», gli fa eco Andrea Brignoli, segretario Filcams-Cgil.
«Non è possibile», continuano i sindacalisti, «che un’azienda pubblica come Grandi Stazioni del gruppo Rfi utilizzi metodi di questo tipo per ridurre i costi, senza considerare le conseguenze sui lavoratori e sulle loro famiglie. Quali criteri si seguono per questi appalti?».
Su scala nazionale, dieci sono i licenziamenti totali legati al cambio di appalto. Venezia e Mestre, con 5 dipendenti lasciati a casa, pagano il conto più alto su tutta la Penisola. «Per tagliare il più possibile», continuano la protesta i sindacalisti, «sono stati fatti fuori i lavoratori con maggior anzianità e con le qualifiche più alte». Tra questi, alcuni hanno alle spalle trent’anni di lavoro, altri mutui da pagare e carichi familiari cui far fronte. E adesso? «È un dramma» dice uno di loro, delegato della Fiom. Tra le lamentele, anche il presunto impiego di altri lavoratori sottratti da altri appalti pubblici per sostituire i cinque licenziati dopo il cambio di gestione dell’appalto.
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