Stalking contro la commercialista: un anno all’imprenditore Angi

FOSSÒ. Un anno di condanna per l’imprenditore-stalker. Così ha deciso la giudice monocratica Irene Casol che ha condannato Carlino Angi, 57 anni di Fossò, ritenendolo responsabile degli atti persecutori nei confronti della sua ex commercialista e collaboratrice che opera nel Miranese e che si è costituita nel procedimento con l’avvocato Fabio Pinelli. La giudice ha disposto una provvisionale immediatamente esecutiva di 10 mila euro che l’imprenditore, attivo nel comparto della pelletteria della Riviera del Brenta, dovrà versare in favore della parte civile. Nel corso del procedimento i difensori di Angi, gli avvocati Umberto Pauro e Marco Quagliato, hanno cercato di smontare le accuse contestate dalla Procura.
I fatti finiti a processo risalgono al periodo tra luglio 2014 e maggio 2015: secondo l’accusa, l’imprenditore aveva avuto comportamenti persecutori nei confronti della commercialista che seguiva le pratiche dell’azienda. Nel capo d’imputazione si legge che Angi, dopo l’interruzione del rapporto professionale con la commercialista nel marzo 2014, aveva tenuto «ripetutamente e incessantemente comportamenti vessatori, minacciosi e violenti, ingaggiando anche comportamenti di rivalità con i nuovi collaboratori professionali della donna e proferendo al suo indirizzo frasi del tipo “tu non puoi abbandonarmi, tu devi essere la mia commercialista, tu sappi che se io finirò male, tu finirai con me” e poi “se tu mi abbandoni, mi ammazzo”». L’imprenditore, sempre secondo l’accusa, avrebbe concretizzato i suoi comportamenti persecutori nei confronti della commercialista attraverso l’invio di un numero molto consistente di messaggini sullo smartphone, molestandola telefonicamente con insulti e minacce rivolti a lei e alla sua professionalità e controllandola sul luogo di lavoro.
Atti di stalking, questi, che erano culminati il 4 marzo 2015 con un episodio violento che nel capo d’imputazione è così descritto: «Spalancando prepotentemente la porta di ingresso dello studio della commercialista, la colpiva al volto facendole perdere coscienza e causandole lesioni personali dalle quali derivava una malattia giudicata guaribile in dieci giorni». Tutti questi comportamenti avevano causato nella commercialista uno stato d’ansia, a cui si erano sommati difficoltà nell’alimentazione e disturbi del sonno, per il quale era stato necessario l’utilizzo di farmaci. La donna, temendo per la propria incolumità, aveva anche dovuto cambiare sede lavorativa e abitudini di vita. La giudice monocratica, all’esito dell’istruttoria, ha ritenuto provati i fatti che la Procura contestava all’imprenditore, decidendo per la sua condanna.
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