Sos cormorani per il pesce di valle

BURANO. Una barca a motore avanza lentamente nel canale che porta alla casa padronale della Valle Ca’ Da Riva Perini da pesca, sul bordo della laguna nord. I due pescatori buranelli recano a bordo due grandi mastelli di plastica con gli avannotti, su uno le orate, sull’altro i branzini. Accostano sul pontile, vicino la cavana, dove ad aspettarli c’è Carlo Marchesi il proprietario dell’allevamento.
Uno sguardo attento al prodotto, pesciolini grandi poco meno di una foglia di olivo, che vengono mostrati con un retino a filo d’acqua. Poi, la valutazione, su numero e qualità, per terminare con una breve contrattazione. E gli avannotti, pescati in luoghi segreti vicino alla riva sabbiosa del mare o nelle anse delle barene, tenuti poi per qualche giorno in buche retate davanti Burano, vengono così “seminati” sul grande lago di valle.

Le microscopiche orate si allontanano dalla riva, mentre i branzini devono essere portati con una barca a remi in diversi punti dello specchio d’acqua: accanto alle rive resterebbero all’ombra e sarebbero oggetto dei predatori. Una serie di gesti antichi. «Gli stessi da 100 anni, se non fosse che i tini di plastica hanno sostituito il legno» spiega Marchesi, la cui famiglia da un secolo gestisce questa valle.
I piccoli pesci adesso cresceranno durante l’estate tra i vari laghetti collegati da un canale che con l’ausilio della marea apporta l’ossigeno necessario alla loro crescita. In autunno verranno pescati nel colauro, il lago terminale, e suddivisi per taglia. I più grossi verranno venduti al mercato di Chioggia, i più piccoli verranno lasciati crescere ancora.
«Il pesce di valle è un pesce selvatico» spiegano Marchesi e Matteo Poja presidente della sezione Vallicoltura di Confagricoltura Venezia «che non ha nulla da invidiare a quello pescato in mare. Qui non diamo mangimi", dicono, "i branzini si alimentano con il plancton, le orate si nutrono di piccoli crostacei e molluschi».
Secondo loro è un pescato di qualità che non viene sostenuto dai numeri. «Produciamo circa 5 quintali di pesce all’anno contro i 100 di 20 anni fa» riprende il vallicoltore. Motivo? «Pesca di frodo. Una volta c’erano i bracconieri di Burano: mangiavano loro, mangiavamo noi. Ora ci sono i cormorani. Sono migliaia, hanno invaso la laguna, mangiano ognuno mezzo chilo di pesce al giorno. Sono loro i nuovi bracconieri».

Su 2.500 avannotti, 200 raggiungeranno l’età adulta, appena l’8%. «La valle da pesca oggi non è redditizia, si compensa a malapena con i proventi della caccia. È un lavoro che facciamo per passione, per amore di quello che è il nostro ambiente da sempre».
Un presidio naturalistico, sentinella dell’ambiente, dato dalla pesca sostenibile, che ha bisogno di farsi conoscere e supportare da un consumatore attento. Che al mercato può chiedere la provenienza, la tipologia (oltre a orate e branzini, cefali e anguille di valle) e consultare il sito www. itticosostenibile.com. Un progetto promosso da Laguna Project, che vuole rivolgersi ora anche i gruppi di acquisto.
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