Sole, spiaggia mare... e meduse. Ecco cosa sono e cosa fare
Prime segnalazioni per la "cubetto di ghiaccio" piccola, invisibile e dolorosa. In realtà basta un po' d'acqua calda e il male passa subito

La medusa Carybdea marsupialis, o "cubetto di ghiaccio", con i suoi quattro tentacoli coperti di bolle urticanti
JESOLO. Sole, spiaggia, acqua stupenda e la possibilità di rinfrescarsi con un bel bagno. Lungo le nostre spiagge il meteo è all’insegna del bel tempo. Tutte le località di mare da Bibione a Sottomarina, sono affollate di bagnanti. Unica attenzione per le prime segnalazioni della medusa “cubetto di ghiaccio”, il cui nome scientifico è Carybdea marsupialis, trasparente, piccola da uno a tre centimetri e con quattro tentacoli cosparsi di bolle velenifere che “bruciano” la pelle dove toccano.
Difficile vederle in tempo, proprio per la loro dimensione e trasparenza. Il male non è troppo forte, ma il fastidio può durare a lungo e nei bambini provocare paura.
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Si tratta di un veleno urticante termolabile, cioè i cui effetti scompaiono con un po’ di acqua calda. Quindi è bene evitare di grattarsi e toccare la zona colpita (si estenderebbe ancora di più il veleno rompendo le vescivole rimaste attaccate ma non rotte, e se si può lavare la zona in doccia con acqua calda o versarsi sopra un po’ di te preso al chiosco e diluito con acqua fredda per evitare ustioni. Anche gli stick a base di ammoniaaca sono molto utili.
La medusa cubetto è parente della “vespa di mare”, una medusa australiana il cui tocco può essere mortale e che in Australia miete decine di vittime ogni anno. Per fortuna invece quella nostrana, Carybdea marsupialis appunto, è molto più debole nei suoi effetti.
Una volta era rara lungo la costa veneta dell’Adriatico. La “medusa cubetto” ha infatti bisogno di roccia, cui ancorarsi nelle prime fasi di vita quando è allo stato di “polipo”. Purtroppo la difesa della costa abruzzese e marchigiana è stata fatta con rocce a mare che hanno permesso il risalire della medusa cubetto dal Mediterraneo al Golfo di Venezia. I lavori alle imboccature di porto e lungo i Murazzi hanno aumentato la sua presenza e il caldo e le correnti in questo periodo la portano verso costa.
L’unica vera predatrice di meduse è la tartaruga di mare, la cui presenza però viene messa in pericolo dalle eliche delle barche, dalle reti e dai sacchetti di plastica in mare.

La Rhizostoma pulmo o pomone di mare, innocua
Discorso diverso invece per la medusa “polmone di mare”, molto più grande, senza tentacoli filamentosi ma con numerosi tentacoli corti e senza veleno e con una corolla di un bel colore viola. Questa medusa, il cui nome è Rhizostoma pulmo, è invece molto visibile (può avere un diametro di un metro) è un ottimo indicatore della pulizia dell’acqua. Non “punge”, non avendo tentacoli, ma può emettere una sostanza blandamente urticante, che può far male se ce ne sono tante, se si sta a lungo in mezzo a loro e solo nelle parti più sensibili del nostro corpo. Da metà luglio ad agosto se ne possono vedere spiaggiate a decine lungo la costa.
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