Soldi per saltare la lista: arrestato primario di Ginecologia
SAN DONA’. Chiedeva "tangenti" ai pazienti per far scalare posizioni nelle liste d'attesa della procreazione assistita. Il primario di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale di Pieve di Cadore, Carlo Cetera, padovano, è stato arrestato dalla Guardia di finanza di Belluno: dovrà rispondere di concussione aggravata e continuata e di interruzione di pubblico servizio.
Il medico, ora ai domiciliari, facendo leva sulla paura degli aspiranti mamma e papà di perdere l'ultima occasione per coronare il sogno di avere un figlio, induceva le coppie a pagare sino a 2.500 euro per ogni tentativo di procreazione medicalmente assistita, riducendo - in cambio - a pochi mesi una lista d'attesa pubblica normalmente pari a due anni.
Carlo Cetera, 62 anni, lavorava come primario di Ostetricia e Ginecologia all'Ospedale di Pieve di Cadore da almeno tre anni. Il medico si trova ora agli arresti domiciliari a Padova dove risiede. Dalle indagini della Guardia di Finanza, è emerso che i casi di effettivo pagamento di tangenti accertati sono stati cinque in due mesi e mezzo circa, da quando cioè, è partita l'inchiesta, mentre un tentativo e' andato a vuoto. E nel periodo di riferimento, secondo quanto emerso dagli accertamenti, il medico si sarebbe appropriato di una somma fra i quindici e i ventimila euro.
Si presume ovviamente, che i casi siano molti di più. Tutto ha avuto origine dalla segnalazione di una paziente che a ottobre si è recata presso il Centro di Pieve di Cadore e si è sentita chiedere dal primario il versamento di una somma per "accorciare" i tempi di attesa per l'accesso al percorso di procreazione assistita. La donna si è rivolta alla Guardia di Finanza che ha avviato le indagini. In un filmato, si vedrebbe il medico che in un bar della stazione ferroviaria di San Donà riceve il denaro. Il primario, hanno spiegato le Fiamme Gialle, avrebbe agito da solo in quanto gestiva direttamente le liste di attesa.
I tempi normali sono piuttosto lunghi, in media un anno o due, anche perché non tutti possono accedere al programma. Il primario dunque, secondo gli inquirenti, avrebbe fatto leva sullo stato d'animo particolarmente provato delle pazienti che vedevano nella procreazione assistita l'ultima chance per avere un figlio. I Finanzieri del comando provinciale di Belluno, coordinati dal sostituto dott. Antonio Bianco della Procura della Repubblica, hanno accertato che la "proposta indecente" veniva normalmente formulata dal medico o al termine del primo colloquio con la coppia o in un successivo incontro appositamente richiesto.
Il primario, già nel corso della prima visita, si informava sulle disponibilità economiche dei suoi pazienti; avanzata la richiesta di denaro per "saltare la lista pubblica", si premurava di incassare il denaro personalmente fissando incontri nei luoghi più disparati, avvertendo le coppie che al telefono non dovevano mai parlare di soldi. Dei cinque casi accertati comunque, tutti erano idonei a vari livelli, al programma per la fecondazione assistita.
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