Sla, all'estero ci sono le cure, appello alla Regione da un professionista che la combatte

Malato da sette anni, ha trovato la terapia giusta in Israele con il trapianto delle sue cellule staminali. «Ma qui non si fa»
Un manifestante, affetto da SLA si esprime attraverso la lavagna, accompagnati con cartelloni e striscioni sotto il ministero delle Finanze per protestare contro la nuova norma che l'assistenza alle persone con disabilità e' da erogare conpatibilmente alle risorse di bilancio degli enti finanzianti. Roma 21 novembre 2012 ANSA/FABIO CAMPANA
Un manifestante, affetto da SLA si esprime attraverso la lavagna, accompagnati con cartelloni e striscioni sotto il ministero delle Finanze per protestare contro la nuova norma che l'assistenza alle persone con disabilità e' da erogare conpatibilmente alle risorse di bilancio degli enti finanzianti. Roma 21 novembre 2012 ANSA/FABIO CAMPANA

Venezia. La sua vita è cambiata una mattina di sette anni fa, quando si sono manifestati i primi sintomi della malattia. La Sla, Sclerosi laterale multipla, è una grave malattia neurodegenerativa che lascia poche speranze. Ma D.R., professionista veneziano con un passato da campione sportivo, non si è arreso. E ha trovato all’estero cure che in Italia non ci sono.

«Da febbraio 2013», racconta, «mi sottopongo a periodiche infusioni (da tre a quattro all’anno) di cellule staminali autologhe, generate quindi dal mio stesso midollo osseo, che hanno drasticamente rallentato lo sviluppo della malattia, consentendomi ancora oggi di essere attivo nel lavoro». Un mezzo miracolo. Che qui da noi avrebbe stentato a realizzarsi. «I medici a Padova mi avevano dato pochi mesi di vita», ricorda il professionista, «invece sono qui».

Una storia che potrebbe servire adesso per salvare altre vite di malati come lui, meno fortunati. Così D.R. ha scritto una lettera-appello all’assessore veneto alla Sanità Luca Coletto. «Il protocollo del professore israeliano Karussis, dell’organizzazione Hadassah di Gerusalemme», spiega, «è stato pubblicato sul Jama, la più importante rivista medica degli Stati Uniti, e adottato in molti grandi ospedali americani, fra i quali la Mayo Clinic, dove hanno rinunciato ai propri programmi di ricerca perché gli israeliani erano più avanti rispetto a loro. E in Italia? Perché non si cerca di portare questo metodo in Veneto, dove non esiste alcuna cura per questa malattia»?

La lettera si chiude con la speranza di un interessamento da parte della sanità pubblica su questo tema. Oggi i malati di Sla, in aumento anche tra la popolazione giovane con trascorsi sportivi, non hanno cure adeguate e hanno una speranza di vita molto limitata.

Chi come D.R. ha provato strade diverse, lo deve fare a sue spese, con costi di migliaia di euro alla volta, dal momento che in Israele la sanità è privata. Ma in Italia e nel Veneto non si è mai seguita con tenacia la strada della ricerca nel settore delle staminali. Esperimenti sono stati fatti in campo ortopedico, con la ricostruzione di ossa grazie al trapianto di cellule dello stesso paziente. Un metodo che ha scarse controindicazioni. Perché le cellule dello stesso malato non hanno problemi di rigetto e possono ricostruire i tessuti muscolari. Proprio quelli che vengono progressivamente deteriorati, a livello centrale, dalla Sla.

Nella lettera si descrive anche la diffidenza delle strutture sanitarie italiane. Che non hanno mai adottato queste tecniche. In Israele, invece, l’autotrapianto di staminali si applica anche alla Sla. «Ho avuto la grande fortuna di essere accettato nel programma di trapianto delle cellule staminali», conclude il professionista, «e vorrei che questa mia storia facesse riflettere e salvasse altre vite. Se non lo avessi fatto, oggi non sarei qui». Una tecnica che invece viene attuata in Israele con ottimi risultati. D.R. ne è la prova vivente. —




 

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