«Siamo in troppi e non ci sono controlli»

«Siamo troppi e non ci sono controlli, questo è il problema». Ieri pomeriggio il lavoro in stazione per i facchini bengalesi è ripreso. Di Musharraif Hussain nessuno vuole parlare. Dicono che con loro non era aggressivo, ma sanno che di recente era stato coinvolto in una rissa. Ieri all’appuntamento giornaliero per caricare e scaricare i bagagli si è presentato un terzo del gruppo: «Non abbiamo fatto nessuno sciopero» spiega M. K., uno dei 12 bengalesi, con la giacca arancione e il tesserino di riconoscimento, «qualcuno ha avuto paura di controlli o che si facessero troppe domande e non è venuto». M. K., 28 anni e da 4 in Italia, di paura non ne ha proprio: «Pago fino all’ultimo centesimo di tasse», ha detto con tono deciso e sicuro, «ho anche un commercialista privato a cui mi sono rivolto per essere completamente in regola, e non ho paura di niente e di nessuno perché non ho proprio nulla da nascondere».
Lui la stazione la conosce bene, è stato il primo di tutti loro a pensare di fare fortuna come facchino, quasi due anni fa: «Sono andato alla Camera di Commercio», prosegue parlando un buon italiano, vicino ad altri due colleghi entrambi da molti anni in Italia, «e mi hanno rilasciato la licenza. Il problema è che non ci sono controlli da parte di nessuno. Mi sono rivolto anche alla polizia, ma non c’è nulla da fare. Io stesso pago le tasse, ma perché alcuni dei miei colleghi che fanno lo stesso lavoro non le pagano e non succede niente? Non so come funzioni per gli italiani. Con loro i rapporti sono così e così. Ce ne sono alcuni di aggressivi, altri invece sono buoni, un po’ come dappertutto». In Bangladesh M. K. aveva un negozio di alimentari, ma nessuna prospettiva all’orizzonte: «Io ho fatto una richiesta dal mio Paese corretta ma qui i problemi sono due. Il primo è che danno licenze a tutti senza poi fare controlli sulla persona, sulla fedina penale e se paga regolarmente le tasse e il secondo è che siamo troppi e, da quello che so io, sono previste per il prossimo anno altre 40 licenze. Come faremo? Non si può lavorare così, è ovvio che poi si litiga». Molti dei bengalesi sono in regola con permesso di soggiorno e residenza. La Camera di Commercio rilascia la licenza di aprire un’attività, ma pochi sono così diligenti come M. K.: «A fine mese porto il registro con le ore alla Camera di Commercio» ma le regole dovrebbero valere per tutti».
Vera Mantengoli
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