«Sei sposata? Figli?» Giovane discriminata

MESTRE. Pari opportunità tra uomini e donne nel mondo del lavoro, il percorso per l’uguaglianza è ancora lastricato di problemi. Come racconta la vicenda di una ragazza mestrina e di un colloquio di lavoro. Se si presenta un uomo a cercare lavoro, la sua vita privata, l’eventuale matrimonio o la presenza di figli, non sono tema di colloquio mentre se dall’altra parte della scrivania c’è una donna, questa è una delle prime domande poste. E in una provincia dove non sono mancate denunce sulla pratica delle lettere di dimissioni firmate in bianco che taluni datori di lavoro utilizzano se la dipendente resta incinta, la questione è evidentemente di attualità.
Protagonista della disavventura è Paola Filippini che racconta cosa le è accaduto giovedì al colloquio in una nota agenzia immobiliare di Mestre. «Il titolare, il dottor M.M.», racconta Paola, «arriva all’appuntamento con mezz’ora di ritardo e non si presenta, non mi dà la mano, non si scusa del ritardo, mi dà del tu», spiega. «Lo seguo verso il suo ufficio, dove mi fa accomodare, chiudendo la porta. Prende un foglio prestampato. Questionario informativo, c’è scritto. Inizia con le domande: chiede la mia data di nascita, la mia età, il mio indirizzo di residenza. Tutti dati che erano riportati nel curriculum che avevo inviato. Rispondo con cortesia. Ma la quarta domanda del colloquio è sul mio stato civile. Vuole sapere se sono sposata, o se convivo, e se ho figli. Chiedo se è necessario che io risponda a questa domanda. “Sì”, mi dice un po’ seccato. Io replico che preferisco non fornire queste informazioni private. E allora lui mi guarda infastidito e mi dice che se è così posso anche alzarmi e andarmene, perché per lui il colloquio è terminato. Prende il questionario, lo strappa davanti a me con fare da vero uomo duro e mi apre la porta».

La Filippini chiede spiegazioni e la risposta non lascia dubbi: «Devo sapere se sei sposata e se hai figli, perché questo determina la tua disponibilità lavorativa». La giovane continua a raccontare: «Lui non sa che parlo perfettamente tre lingue straniere, non sa che questo lavoro l'ho fatto per anni, che ho tanta esperienza e capacità. Non me lo ha chiesto. Prima di andarmene, gli ho chiesto se queste domande le fa anche ai maschi. Lui ha replicato: “No, ai maschi non lo chiedo. Questo è un lavoro che ritengo debbano fare solo le donne”».
La disavventura raccontata da Paola su Facebook ottiene l’ immediata solidarietà di uomini e donne. La Filippini conclude: «In ufficio quel signore aveva la foto della figlia sedicenne, mi chiedo se sa come potrebbe sentirsi lei davanti a domande del genere. È offensivo, violento. Non importa se hai studiato, se hai fatto la gavetta, se hai un bel curriculum. Importa se hai figli. E se li hai, è meglio che tu stia a casa ad allattarli».
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